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Quanto peserà la lunghissima assenza di Merih Demiral negli equilibri difensivi della Juventus?

Secondo me moltissimo, almeno fino a quando non rientrerà Giorgio Chiellini a primavera inoltrata. Da qui a quel giorno scorre una fase decisiva della Juventus in campionato e in Coppa Italia, mentre per la Champions potrebbe essere oggettivamente diverso.

Certo, per chi ancora ha negli occhi la gara di Coppa Italia con l’Udinese, il problema non si pone, tantopiù che De Ligt, che ha comandato autorevolmente i movimenti della difesa, e Rugani, due volte pericoloso anche in proiezione offensiva aerea, sono stati puntuali a tenere una linea altissima e, le poche volte in cui è stato necessario, hanno tolto profondità agli attacchi avversari. 

La Juve, tra l’altro, questa volta non ha subìto gol e anche questo è motivo di conforto.
Tuttavia quasi mai capita di affrontare le riserve di una squadra di media caratura (l’Udinese appunto) per di più rassegnate ad un esito quasi scontato. 

Con l’esplosione di Demiral, De Ligt era diventato una riserva e tale sarebbe rimasto senza l’infortunio al ginocchio sinistro del turco a Roma. Se il sorpasso è avvenuto una ragione ci sarà. Ed è del tutto evidente che risieda nelle garanzie che Demiral dava e De Ligt no.

La prima è l’aggressività nella marcatura. Per quanto Demiral, qualche volta, abbia ecceduto (fallo da rigore con il Verona all’esordio in campionato con la maglia bianconera) è un fatto che sappia essere estremamente vigoroso nell’uno contro uno e, prima di questo, decisivo nell’anticipo. Dotatissimo di testa, Demiral è anche estremamente veloce quando c’è da recuperare pallone o posizione, attività che riesce meno bene a De Ligt e, soprattutto, a Bonucci. Ecco perché l’assortimento con l’attuale capitano costituiva la migliore soluzione possibile, anche a costo di costringere in panchina un giovane collega pagato quasi ottanta milioni di euro.

Se, dunque, da una parte Sarri adesso evita la nascita di un caso tecnico-economico, dall’altro si apre un’altra piccola falla tattica in una difesa tutt’altro che impeccabile (terza dietro a Inter e Lazio con sedici gol subìti). Paratici giustamente ritiene che non sia il caso di ricorrere al mercato di gennaio, però ci sarebbe da preoccuparsi se, per esempio, si infortunasse o dovesse essere squalificato Bonucci. Rugani, che la società voleva cedere già quest’estate e che, senza l’infortunio a Demiral, sarebbe approdato alla Sampdoria per venticinque milioni, da tempo non è più nelle grazie di Sarri, che la stagione scorsa l’avrebbe voluto al Chelsea. E il fatto che, contro l’Udinese, fosse De Ligt a svolgere il ruolo di Bonucci, anche in fase di impostazione, la dice lunga sulla considerazione dell’allenatore a proposito dell’ex allievo prediletto.

In attesa di Chiellini, dunque, la Juve deve augurarsi che nel reparto arretrato vada tutto bene, non ci siano defezioni di sorta e gli avversari, prima che nell’uno contro uno nei paraggi dell’area bianconera, vengano disinnescati con il pressing nella metacampo avversaria. A meno che Emre Can, che ormai non gioca nemmeno quando vanno in campo le seconde e terze linee, non dia disponibilità ad adattarsi a centrale difensivo, come fa nella Nazionale tedesca. Trapianto complesso e rischioso la sua parte, perché oggi come oggi, il giocatore non ha l’autostima sufficiente per reputarsi legittimato dall’allenatore. 

Se Can partirà, dunque, restano due centrali (Bonucci e De Ligt) non esattamente compatibili e un terzo (Rugani) che, quando va bene, svolge il suo compito in maniera scolastica. Nulla da eccepire a proposito di soluzioni alternative (non ce ne sono), resta la consapevolezza che la Juve ci potrebbe rimettere qualcosa.