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Due settimane fa esatte, più o meno a quest’ora, eravamo nella sede dell’Inter ad ascoltare le prime parole nerazzurre di Conte. Del nuovo allenatore ci avevano colpito soprattutto due aspetti: il continuo richiamo alla fatica e al lavoro, perfino esagerato, come se il calcio non fosse anche una questione di qualità ma solo di sudore; il volto contratto, quasi arrabbiato, non emozionato ma semmai nervoso e scontento. A distanza di 15 giorni, queste due situazioni hanno i primi riscontri: l’Inter fatica e lavora tantissimo, e qualcuno si stira (vabbè, in questo periodo ci può stare); la rabbia di Conte è già diventata incontenibile.

Riteniamo che Conte sia l’allenatore che, al mondo, fa rendere di più una squadra in relazione alla propria forza: ha vinto il primo scudetto con la Juve e la Premier con il Chelsea senza avere le formazioni migliori e ha portato davvero tanto avanti una tra le nazionali più scarse che si ricordino. Per ottenere questi risultati - straordinari se paragonati al valore dei giocatori a disposizione - esaspera sempre tutto. È super esigente, super pressante, super ambizioso, super scrupoloso. Un indemoniato, insomma. Con tutto ciò che ne consegue, in positivo e anche in negativo.

In queste due settimane, Conte ha letteralmente disintegrato l’Inter. I continui richiami ai ritardi sul mercato sono pesantissimi, perché suonano come accuse dure a chi conduce le trattative (Marotta, l’uomo che lo ha portato a Milano, e Ausilio) e anche alla proprietà. E non si è limitato a questo, ma è passato anche all’attacco dei giocatori: le parole con le quali ha bocciato Perisic come esterno sinistro suonano quasi come un invito ad andarsene altrove perché con lui può giocare solo in attacco e non è un vero attaccante.

Conte ha firmato un contratto lungo tre anni. Se queste sono le premesse, ci chiediamo come faccia ad arrivare al terzo mese di Inter.


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@steagresti