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Tutto facile e tutto (da me) previsto. Alla critica più occhiuta, che aveva cominciato a dissertare sulla qualità del gioco dell’Inter, sulla difesa troppo alta, sulla tenuta fisico-mentale incompleta e sull’eccesso di gol subìti troppo facilmente, la squadra di Simone Inzaghi replica con una prestazione travolgente (tre gol, due legni, occasioni a ripetizione) che ridimensiona lo Sheriff (ma bisognerà andare a fare risultato pieno anche in casa loro) e rilancia i nerazzurri nella classifica del girone (quattro punti) subito dietro il Real Madrid e i moldavi (sei).

L’Inter non vinceva in casa in Champions da due anni (accadde con il Borussia Dortmund), lo ha fatto nella serata più importante e in modo definitivo. Lo Sheriff, che era riuscito a pareggiare su punizione (Thill) il gol di Dzeko, è stato schiantato alla distanza, da un ritmo vertiginoso e da un’intensità vista poche volte prima nelle gare dei nerazzurri. 

Intendiamoci, non è stata una partita perfetta. Sia perché la perfezione non è di questo mondo e meno che mai del mondo del calcio, sia perché un paio di contropiede insidiosi sono stati lasciati agli avversari. Ma se si analizza la gara nella sua interezza, si enumerano le occasioni, si enucleano le zone del campo in cui l’Inter ha messo più uomini e portato di più la palla, si capisce che l’iniziativa è stata costante e, in determinate fasi, ha sfiorato il dominio.

Simone Inzaghi non si è schiodato dal 3-5-2 ma ha cambiato qualche interprete rispetto alla sconfitta di Roma, sponda Lazio. Dentro Dimarco per Bastoni nei tre centrali, dentro Vidal tra i cinque centrocampisti (gli altri, da destra, Dumfries, Barella, Brozovic e Perisic) e dentro Lautaro Martinez a far coppia con Dzeko.

Yuri Vernidub, tecnico ucraino dello Sheriff, schiera invece un 4-3-3 di contenimento con ampia facoltà di ricorrere al contropiede. La partita è subito una lotta a corpo libero con reticolati appostati davanti alla porta dello Sheriff. L’Inter mette in campo forza e ritmo, ma mantiene calma ed equilibrio, aspettando il momento buono per trovare un varco. In due minuti, inaspettatamente, le si spalanca il campo e una prima volta Dumfries (15’, lancio di Dzeko) e una seconda lo stesso Dzeko (17’ assist di Lautaro) si presentano soli davanti a Celeadnik, bravo a disinnescare con il corpo l’incombente pericolo. Dopo un tiro alto di Dimarco, è ancora Inter (28’): palla giusta di Lautaro per piede sbagliato (Dumfries) con il tiro che va sull’esterno della rete. Il primo affondo dello Sheriff si colloca intorno al 30’. L’errore è di Lautaro che, a metà campo, si fa intercettare palla da Kolovos, ma poi va a rimediare sventando in angolo.

La peculiarità dell’Inter è l’ampiezza del campo, cui provvedono Dumfries a destra e Perisic a sinistra. La difesa moldava è perciò costretta spesso a rompere la linea, il che favorisce gli inserimenti dei centrocampisti nerazzurri. Tuttavia il gol del primo vantaggio è propiziato da due calci piazzati. Sul primo (punizione per ingenuo fallo di mano di Addo), il portiere Celeadnic vola a deviare oltre la traversa. Sul secondo (l’angolo sempre di Dimarco), Vidal corregge di testa all’altezza del primo palo, la sfera sfila per Dzeko che al volo, di interno piede sinistro, mette dentro.

L’Inter concede il primo contropiede pericoloso al 39’, quando Kolovos, ancora lui, porta palla per una trentina di metri e poi serve sulla corsa Cristiano, sul tiro del quale Handanovic è bravo a respingere. E’ un episodio perché, prima dell’intervallo, c’è ancora tempo per una conclusione pericolosa (deviata) di Perisic e per un bel colpo di testa di Lautaro Martinez, sull’angolo relativo.

Non comincia bene la ripresa. Prima Bruno Souza entra in area con eccessiva disinvoltura senza tirare, poi (52’) Dimarco commette un fallo poco fuori dall’area sempre su Bruno Souza. Calcia Thill e la mette all’angolo sinistro di Handanovic, incolpevole più che mai (palla sopra la barriera). Prima che dai 45mila di San Siro parta qualche mugugno (53’, goffa conclusione di Dumfries su cross di Perisic), sempre Perisic colpisce un palo esterno (56’, triangolo con Dzeko). L’Inter sente che è il momento di chiudere la partita e in meno di dieci minuti segna due volte. La prima con Vidal (58’, assist di Dzeko servito da Brozovic), la seconda con De Vrij (67’, assist di Dumfries di testa, angolo di Brozovic). La partita è finita, ma nessuno ne è convinto. Così parte la sarabanda dei cambi. A Bastoni, subentrato al 53’ per Dimarco, fanno seguito Sanchez per Dzeko e Gagliardini per Vidal (75’). Poi Sensi per Brozovic e Kolarov per Perisic (85’). Prima di uscire è proprio l’esterno sinistro croato a colpire la traversa, “rubando” la conclusione a Lautaro, poi in sequenza Lautaro (girata) e Sensi (tiro all’incrocio) sfiorano il quarto gol.

La prima vittoria in Champions non cancella la cattiva partenza, ma indica la strada da battere. Simone Inzaghi ha una squadra in grado di recuperare i punti perduti e di arrivare agli ottavi. Per me ce la fa e, se gioca così, senza nessun altro patema. 





IL TABELLINO

Inter-Sheriff 3-1


Marcatori: 34’ Dzeko (I), 7’ s.t. Thill (S), 13’ s.t. Vidal, 22’ s.t. de Vrij

Assist: 34’ Dimarco (I), 13’ s.t. Dzeko, 22’ s.t. Dumfries

Inter: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Dimarco (dall’8’ s.t. Bastoni); Dumfries, Barella, Brozovic (dal 40’ s.t. Sensi), Vidal (dal 30’ s.t. Gagliardini), Perisic (dal 40’ s.t. Kolarov); Dzeko (dal 30’ s.t. Sanchez), Lautaro.

Sheriff: Celeadnic; Fernando Costanza, Dulanto, Arboleda, Cristiano; Thill, Kolovos (dal 39’ s.t. Cojocaru), Addo; Traore (dal 45’ s.t. Cojocari), Felipe, Castaneda (dal 1’ s.t. Radeljic).

Ammoniti: Dimarco (I), Cojocaru (S)

Espulsi:

Arbitro: Makkelie (Olanda)