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Uno dei modi per giudicare il calcio, anche se non il più praticato, è quello di vederlo attraverso l’esito dei duelli cosiddetti dominanti. Nel derby milanese di questo pomeriggio ce ne sono almeno quattro che meritano la nostra attenzione e la relativa analisi.

Il più atteso, almeno da me, è quello che coinvolge Hakimi e Theo Hernandez, due calciatori a tutta fascia capaci di spingere e concludere con la medesima efficacia. Sulla prevalenza dell’uno sull’altro si giocano molte delle possibilità di creare occasioni o situazioni gol, sfruttando gli spazi che la manovra concederà per via laterale. Entrambi portati ad offendere più che a preservare, sono le frecce delle rispettive squadre. Si incroceranno a sinistra per il Milan, la destra per l’Inter. Credo che Hakimi al momento sia in vantaggio e possa determinare la differenza. Perciò metto una preferenza sul nome del nerazzurro.

Il Milan rischia di più anche negli scontri attacco-difesa. Kjaer e Romagnoli affronteranno Lukaku e Lautaro a sistema puro, cioé uno contro uno, e solo con l’ausilio delle diagonali difensive in funzione di raddoppio. Il reparto ovviamente è più esposto ai rischi che comporta questa disposizione, soprattutto contro due elementi che svariano (Lautaro) e che sfondano (Lukaku). Tuttavia Calabria giocherà quasi bloccato e potrà dare in larga misura la su assistenza. Anche in questo caso la mia preferenza va all’Inter.

Diverso il discorso relativo al centrocampo. A mio giudizio, Bennacer e Kessie sono più funzionali - non certo più forti - di Vidal e Brozovic. Poi tutto dipende dall’aiuto che, sotto la linea della palla, forniranno giocatori come Castillejo (se giocherà, ma secondo me vedremo Ibrahim Diaz), Saelemaekers e, soprattutto, Calhanoglu. E’ lui l’uomo in più sul quale il Milan può contare. In questo caso, scelgo la sua squadra.  
Resta da pesare l’attacco dei rossoneri (Ibrahimovic con il supporto del tridente che lo sorregge) contro una difesa priva di Bastoni e Skriniar. Ibrahimovic rientra dalla consistente convalescenza da Covid-19 e, nonostante il suo atteggiamento perennemente bellicoso, non potrà essere al massimo. Dall’altra parte la difesa a tre (D’Ambrosio, De Vrij, Kolarov) presenta un uomo di troppo, visto che ove mai Conte voglia un marcatore e uno che ne copra l’attività, ne resta sempre un terzo destinato all’inattività tattica. Si dirà che Ibra abbisogna di una doppia marcatura, ma resto convinto, al pari di Sacchi, che nella fase difensiva l’Inter sprechi un uomo. Ciononostante, o paradossalmente, proprio per questo, fargli gol resta un problema.

In ragione di tutto, sono perciò convinto che sarà l’Inter a vincere la partita. Primo, perché, nonostante le assenze per malattia e squalifiche, possiede una rosa più qualitativa. Secondo, perché, a detta della maggioranza degli esperti - Capello, Ancelotti, lo stesso Pioli -, quest’anno parte dichiaratamente per vincere lo scudetto. E il derby non è nient’altro che una partita dove non bisogna perdere punti, come invece è avvenuto nell’ultimo turno, in casa della Lazio.

C’è poi il fattore Conte, un allenatore ad alta ebollizione, con la fortuna di mantenere sempre la testa fredda, cioé il controllo della situazione. Non c’è dubbio che, in una partita emotivamente calda, Conte sia un allenatore che tocca le corde giuste ed accentua la carica motivazionale. Potrebbe essere l’uomo in più anche per le decisioni a partita in corso. Insomma, il mio pronostico dice Inter, la squadra che, prima dell’inizio del campionato, ho indicato come vincitrice dello scudetto. Non era un caso. Ora tocca ai nerazzurri dimostrare di essere degni di un pronostico tanto impegnativo.