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    La Fiorentina vuole l'Europa 62 anni dopo, ma ha meno certezze di un mese fa. Meglio Jovic di Cabral

    La Fiorentina vuole l'Europa 62 anni dopo, ma ha meno certezze di un mese fa. Meglio Jovic di Cabral

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    La Fiorentina non vince una coppa europea, la Coppa delle Coppe, dal 1960-61, poco più della metà del secolo scorso. Il West Ham, non alza trofei, anche in quel caso era la Coppa delle Coppe, dal 1964-65. Fossimo al Palio di Siena, una manifestazione assai più storica e radicata di quelle dell’Uefa, ci troveremmo di fronte alla sfida di due contrade “nonne”.

    Chi vince, va da sé, interrompe un digiuno spaventoso e salva la stagione. Per la verità, il verbo “salvare” si attaglia assai di più agli inglesi, che ai ragazzi di Firenze. Perché il West Ham in stagione è stato pessimo in tutte le competizioni interne, mentre la Fiorentina, pur arrivando ottava, ha giocato la finale della coppa nazionale e questa sera e qui, a Praga, vuole prendersi quel che sembra oggettivamente suo. 

    Fiorentina - West Ham United (21:00 07/06)

    Se questa finale, anziché il 7 giugno, si fosse giocata a fine marzo o inizio aprile, non avrei avuto dubbio sul nome del vincitore. Un mese e mezzo fa la Fiorentina era splendida e splendente, solida e rutilante, vispa e ruspante. Oggi, fiaccata dalla sessantesima partita in stagione, non si può dire che non senta la fatica e, inevitabilmente, anche la tensione. Se si gioca a calcio (4-2-3-1 contro 4-2-3-1), per me, vincono ancora i viola in forza di un collettivo che produce un gioco ad alta intensità tecnica e atletica. Se, al contrario, la pressione attanaglia le gambe e confonde la testa, allora tutto può essere, anche che la squadra meritevole di alzare la Coppa, per quel che ha fatto nei turni di qualificazione, si perda e la perda. 

    Ma voglio essere ottimista. L’avversario è tosto, non impossibile, la Fiorentina sta bene e Jovic sta benissimo. E siccome, a parti casi unici e remoti, in finale almeno un gol bisogna farlo, allora s’io fossi Italiano metterei lui e non Cabral. Chiaramoci: adoro Cabral e, se con la macchina del tempo, potessimo tornare ad aprile, come dicevo prima, non avrei avuto nessun dubbio. Ma un allenatore gestisce l’attuale e l’evidente, Jovic è quello giusto almeno con cui cominciare, poi si vedrà.

    L’altro dubbio, a centrocampo, è stato sciolto dalla necessità. Castrovilli non ce la fa e, quindi, giocherà Mandragora, meno tecnica e più forza, più stazza, più centimetri per andare a catturare la palla. Certo, i piedi di Castrovilli suonano e cantano, però è inutile recriminare, si fa di necessità virtù e non è detto che il fisico, anche stavolta, non conti qualcosa.

    Infine, Igor o Ranieri? E’ chiaro che mentre io scrivo e voi leggete, Italiano ha già scelto, anche se tra scegliere e dirlo ai suoi un po’ ce ne passa. Bisogna saper usare le parole, saper motivare e non mortificare nessuno (può essere utile a partita in corso). 

    In teoria, tra i disponibili, l’attaccante più pericoloso del West Ham è Antonio. Tuttavia non ci sarà marcatura a uomo, meno che mai con Italiano, al massimo marcatura e copertura, anche se questo vale per tutti, anche per Haaland, di cui ci occuperemo tra qualche giorno.

    Fino a una settimana fa, delle tre finaliste italiane, quella che mi dava maggiore fiducia era proprio la Fiorentina. Adesso, però, che siamo a poche ore dalla partita, i dubbi mi assalgono. Non per come la squadra giocherà (sono sicuro benissimo), ma per quanto sarà in grado di portare a casa. Perdere la Conference, come ha perso la Coppa Italia con l’Inter,  farebbe male, perché non sarebbe giusto. Perciò raccolgo tutta la mia fede nella cooperazione pallonare e grido: forza Italiano. Cognome più adatto alla bisogna, non fu mai scritto.     

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