La cosa che ciascun giornalista dovrebbe sempre evitare è quella di “fare le pulci” ad altri colleghi. L’esercizio della professione di giornalista, esattamente come tutte le altre, comporta talvolta scivoloni ed errori. Quindi molto meglio sorvolare perché, prima o poi, capita a tutti di sbagliare. Ciò che hanno combinato, però, i colleghi del quotidiano “Roma” non è un errore ma un vero e proprio orrore da brividi e da disgusto.

Francamente non volevo credere ai miei occhi quando ho letto il titolo dell’editoriale relativo alla rubrica “Pillole” redatta da Clemente Hellenger. “La Juve a Genova è caduta come il ponte”. Inammissibile. Inaccettabile. Accostare, anche soltanto timidamente o in maniera allusiva, il risultato di un evento calcistico a una fra le più grandi e gravi tragedie che hanno colpito non soltanto una città ma l’Italia intera sarebbe già stato di per sé un fatto grave. Mettere a confronto la Juventus con il ponte Morandi non è soltanto vergognoso ma orribile.

Viviamo, nostro malgrado, in un’ epoca dove la velocità sfrenata fa da metronomo persino per i nostri pensieri. La stessa consultazione di un giornale, molto spesso anche se sciaguratamente, si risolve con la lettura del titolo e basta. Pensate un poco questo titolo! Ebbene, chi lo ha redatto o è un folle e scriteriato oppure, mi auguro per lui e per la categoria, aveva appena terminato una cena frugale annaffiata da un bel po’ di vino. O

ltre al pugno rifilato in pieno stomaco ai lettori del più antico quotidiano d’Italia, il collega titolista ha anche mancato di rispetto all’opinionista autore dell’articolo e al senso del “pezzo” da lui scritto.

Naturalmente non sono esenti da colpe neppure coloro i quali, prima che il giornale venga dato alle stampe, hanno l’obbligo di controllare il prodotto e di rimediare sul filo di lana a possibili e fatali errori. Il placet, poi, lo deve dare il direttore. Ma forse l’altra sera Pasquale Clemente era in ferie. Da segnalare che il “Roma” non è un foglio da quattro soldi e chi ci lavora dovrebbe comunque ricordare che per questa testata scrissero cavalli di razza come Pirandello e Longanesi. 

Ora, oltre alle scuse del direttore e anche dell’editore, ci si attende l’intervento  dell’Ordine dei giornalisti napoletani e quello dell’Ordine Nazionale della Stampa. Altrimenti si dovrebbe dare ragione ai Cinque Stelle quando affermano che siamo una categoria di cialtroni. Il che non è vero.