29
La Juve sembra il Piacenza. E non solo per la maglia”. Per questo titolo e per queste parole scritte nel nostro commento su Fiorentina-Juve si è scatenato un putiferio e un paio di ore fa è arrivata anche la telefonata, dai toni civili e dalla sostanza legittima, del direttore generale del club piacentino che si lamentava dell’accostamento. “Siamo una società strutturata e con una solida tradizione, quelle parole non ci hanno fatto piacere. Lei ci ha preso come esempio della Juve in una giornata negativa”.

Ai tifosi del Piacenza che si sono sentiti toccati o peggio ancora offesi chiediamo scusa. Speravamo che il lettore cogliesse l’ironia ma se non è successo è solo colpa nostra. Nel calcio la suscettibilità è diffusa e lo sapevamo, sarebbe stato meglio evitare.

Ma due cose le vogliamo aggiungere. La prima: nel Piacenza degli anni Quaranta ha giocato un centravanti fortissimo, si chiamava Angiolo Bonistalli. Ancora oggi è fra i primi 10 cannonieri della storia del Piacenza. Chiuse la carriera nella squadra dilettanti del Rivergaro, un paese a venti chilometri da Piacenza. Quando morì, gli venne dedicata una via. Angiolo Bonistalli è stato il primo giocatore della squadra del mio paese, Montelupo Fiorentino, a debuttare in Serie A. Questa piccola storia per spiegare la mia, pur lontana nel tempo, simpatia per il Piacenza e per chiarire bene ai piacentini che in quelle righe c’era solo ironia, purtroppo non resa bene.

La seconda rapida riflessione è sul paragone che nasce appunto dalla seconda divisa della Juve, maglia bianca e pantaloncini rossi, simile alla seconda divisa del Piacenza e si estende al gioco visto a Firenze. Se non è piaciuto “la Juve sembra il Piacenza” si può sempre rovesciare in “il Piacenza sembra la Juve”. Pensiamo che per il Piacenza, squadra oggi in Serie C, un accostamento con la Juve, squadra campione d’Italia, anche se in giornata negativa (che può sempre capitare), non sia proprio un declassamento. Non diciamo che lo sia per la Juve sennò riparte la rumba. E qui non c’è ironia.