991
Non ci sarà nessuna rimonta. Fine delle trasmissioni divertite di Allegri, fine delle illusioni dei tifosi, fine dell’albagìa di Agnelli e Nedved. La Juventus, battuta al 95’ dal Sassuolo, s’inchioda a tredici punti dalla vetta e, dopo appena dieci giornate di campionato, dice addio ad uno scudetto che aveva cominciato a perdere subito a Udine, poi con l’Empoli e infine con il Napoli. Pensare che avrebbe potuto rimontare dieci punti era già un esercizio di fede assoluta. Adesso, a tredici, crolla anche l’eventualità più remota.

Chi ancora ha il coraggio di criticare Sarri definendo la sua gestione un fallimento, forse dimentica che Sarri ha vinto uno scudetto (e il più difficile perché in piena pandemia), mentre Pirlo e Allegri sono accomunati dalla stessa sorte. Il primo ha conquistato Coppa Italia e Supercoppa, e il posto in Champions è arrivato per un suicidio del Napoli. Il secondo, ben che vada, farà come il predecessore che, giustamente, è stato cacciato dopo appena un anno. Allegri no, non andrà via, ma non è certo pensabile che conquisti la Champions League per la sola ragione che ha vinto le tre partite del girone. Passerà il primo turno e, se avrà fortuna, forse gli ottavi, poi si fermerà malinconicamente come accaduto per tutti negli ultimi tempi.

Insomma, non siamo ancora a novembre e la Juve è caduta come una foglia secca, calpestata dai ragazzotti del Sassuolo, guidati da un tecnico giovane e già bravo (Dionisi), anche se sbancare lo Stadium era successo anche ad Andreazzoli che bravo lo è di certo, ma giovane invece no. Tuttavia lo è il suo calcio fatto di ampio respiro e mai di rinunce. Non so ancora dire se il ritorno di Allegri, dopo due anni di ozii, sia da giudicare negativo in senso assoluto. So, però, che l’opera di ricostruzione più che complessa è confusa in mano ad uno bravo a gestire gli uomini, non ad attuare progetti. Per il secondo anno consecutivo chi ama la Juve dovrà accontentarsi delle briciole. E se a questo aggiungiamo che la società è pesantemente indebitata anche a causa del (pessimo) affare Ronaldo il quadro che viene rappresentato è sconfortante.

Contro il Sassuolo, la Juve avrebbe meritato di pareggiare, non di vincere. E’ vero che Dybala ha colpito un palo sullo 0-0, ma poco prima era stato Perin (sostituto di Szczesny) a deviare il diagonale tipico di Berardi. In svantaggio di una rete (Frattesi su assist di Defrel) alla fine del primo tempo, Allegri (che già aveva sostituito il fragile De Sciglio con Alex Sandro dopo 13 minuti) ha tolto Rabiot, inserito troppo a ridosso del Covid, per immettere Cuadrado. Chiesa, da destra è passato a sinistra, e la squadra è diventata più offensiva e aggressiva come lo era stata nel quarto d’ora iniziale del primo tempo.

Purtroppo per Allegri, questa volta la fortuna non l’ha accompagnato come, invece, a Milano. Quando Consigli è stato superato, per esempio, dalla bordata dentro l’area di Cuadrado, su assist di Alex Sandro, Ayhan ha provveduto salvando con la coscia. Poi una conclusione di sinistro di Dybala ha chiamato Consigli ad una paratona, sulla respinta Chiesa ha messo alto di testa. Come il lettore più avvertito può intuire, la Juve non aveva né ordine, né razionalità. Ma viveva sulle iniziative di Alex Sandro che, dopo un inizio assai stentato su Berardi, è diventato il propulsore della manovra, esterna, della squadra.

Allegri aveva schierato un 4-4-2 con sei nuovi innesti rispetto a San Siro. Ci si aspettava molto da Chiesa, esterno di destra, ma la sua azione è stata convulsa e improduttiva. Con un po’ meno di frenesia avrebbe potuto trovare il gol, nel primo tempo, su assist di Dybala, ma ha spropositato altissimo. Malissimo Morata, sostituito al 63’ da Kaio Jorge. La Juve ha pareggiato ad un quarto d’ora dalla fine (76’) con McKennie, di testa, su punizione di Dybala. L’americano è un mediocre, ma in una stagione e un quarto ha segnato sette gol, sei in serie A e uno in Champions. Insomma, come può, si sbatte e qualcosa porta a casa.

A quel punto, anche il cauto Allegri, ha optato per scelte offensive, inserendo, oltre ad Arthur per Locatelli, anche Kulusevski per Danilo (Cuadrado ha scalato a terzino). Tuttavia al tecnico non sono bastate le raccomandazioni che impartiva dalla panchina (“calma, calma”, “giochiamo la palla”). E nell’intento di rimontare, la Juve si scoperchiava. Così, al 95’, Berardi ha trovato lo scatto di Maxime Lopez che ha bruciato McKennie, ultimo uomo, beffando Perin con un pallonetto.

Un’altra Juve avrebbe portato a casa il pareggio. Ma non c’è differenza sostanziale. La rincorsa in classifica non ci sarebbe stata comunque. Anzi, da oggi e fino alla fine, il rischio è di non arrivare neppure quarti. Pirlo è passato, ma sembra ancora qui.



IL TABELLINO

Juventus-Sassuolo 1-2

Marcatori: pt 44′ Frattesi (S); st 31' McKennie (J), 49' Lopez (S).

Assist: pt 44' Defrel (S); st 31' Dybala (J), 49' Berardi (S).

Juventus (4-4-2): Perin; Danilo (35' st Kulusevski), Bonucci, De Ligt, De Sciglio (12′ pt Alex Sandro); Chiesa, McKennie, Locatelli (35' st Arthur), Rabiot (1' st Cuadrado); Dybala, Morata (18' st Kaio Jorge). All. Allegri. A disp. Szczesny, Pinsoglio, Chiellini, Ramsey, Pellegrini, Rugani, Bentancur. All. Allegri.

Sassuolo (4-2-3-1): Consigli; Muldur (41' st Harraoui), Ayhan, Ferrari, Rogerio; Frattesi (26' st Henrique), Lopez; Berardi, Raspadori (17' st Scamacca), Traoré (41' st Harraoui); Defrel (26' st Toljan). A disp. Satalino, Pegolo, Goldaniga, Magnanelli, Peluso, Samele. All Dionisi.

Arbitro: Sacchi di Macerata.

Var: Ghersini di Genova.

Ammoniti: pt 31′ Defrel (S); st 13' Berardi (S), 16' Rogerio (S), 18' Cuadrado (J), 27' Traore (S), 41' Muludr (S).