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Se la Juventus questa sera giocherà come ha fatto mercoledì a Mosca, non solo non vincerà, ma rischierà seriamente di perdere la sua prima partita in stagione e di lasciare il primato in classifica all’Inter di Conte. Nonostante sia parecchio male in arnese, il Milan non è la Lokomotiv e Pioli sta cominciando a dare un’identità alla squadra. Al contrario la Juve ha vinto quasi sempre e quasi dappertutto faticando contro qualsiasi avversario. Ronaldo o non sta bene o comunque non è in forma e stenta a superare l’avversario diretto. Contro una squadra che aspetta e riparte potrebbe essere l’uomo in meno.

Fossi in Sarri non maledirei il destino se, per ragioni fisiche e in particolare a causa di un dolorino al ginocchio, il fuoriclasse portoghese saltasse la gara: oggi Higuain e Dybala stanno meglio di lui e meriterebbero di giocare entrambi. Di più: i due si muovono guidati da un’intesa perfetta e hanno un’idea di gioco più vicina a Sarri di quanto non ce l’abbia Ronaldo.

Un esempio che spero calzante. Tutti avranno visto il funambolico gol realizzato da Douglas Costa mercoledì sera, che ha consentito alla Juve di qualificarsi con due giornate di anticipo agli ottavi Champions League. Nella sua straordinaria azione personale, il brasiliano appena entrato in area chiede ed ottiene uno scambio rapido ad Higuain. Ecco, se al posto dell’argentino ci fosse stato Ronaldo la Juve non avrebbe vinto. Perché lui, ben lungi dal restituire palla al compagno, il portoghese avrebbe controllato, si sarebbe girato e avrebbe concluso in porta.

Oggi Ronaldo, pur restando il migliore calciatore della Juve, non è la Juve. E meno che mai incarna il prototipo di calciatore che vorrebbe Sarri. Eppure la sola idea che Ronaldo non giochi per una scelta tecnica viene considerata sacrilega. L’unica speranza per la Juve è che lui non ce la faccia e sia costretto ad una resa almeno momentanea.

Ma perché dico che il Milan potrebbe confezionare un risultato a sorpresa? Essenzialmente per tre ragioni dirette o indirette.
1) la rinuncia al 3-4-3 che Pioli ha in testa e che dovrebbe riproporre dopo la sosta.
2) la stanchezza della Juve nel produrre un gioco accettabile.
3) la probabilità che dopo tanti risultati positivi statisticamente qualcosa vada storto ai bianconeri.

La Juve sta vincendo troppe partite alla fine e con risultati di misura e le sue prestazioni complessive sono spesso al di sotto della sufficienza. Sarri non ha ancora inciso in maniera determinante e le soluzioni individuali sopperiscono ad una mancanza di gioco che, prima di ogni altra cosa, si vede nella difficoltà del palleggio e di controllo della gara. La squadra gioca sinceramente male e fino ad oggi è stata premiata oltre i propri meriti effettivi.

Dall’altra parte c’è un Milan che non ha nulla da perdere perché molto ha già buttato. Oggi è paragonabile ad una squadra provinciale - tipo il Verona o il Genoa - che va a giocarsela in casa della capolista per miracol mostrare. Tutto è ancora immerso in una mediocrità disarmante da far pensare che la fioritura di una prestazione rimarchevole sia nell’ordine naturale degli eventi. Magari per l’orgoglio, magari per l’estro di qualche interprete finora occultatosi. E perché il Milan non è squadra che possa perdere sempre. E perché il Milan, rispetto alla Juve, ha avuto una settimana per preparare la sfida e non ha tossine nelle gambe.

L’unica perplessità è la rinuncia di Pioli a Kessié per motivi che sembrano più disciplinari che tecnici. Nonostante sia in un periodo poco felice, la sua presenza avrebbe aggiunto centimetri e chili ad un centrocampo che sembra fragile e poco avvezzo al recupero della palla. Tuttavia il Milan può fare una partita perfetta proprio perché è al cospetto della Juve: un gigante con almeno un piede d’argilla.

@gia_pad