Calciomercato.com

  • La Juve ha diritto a un processo giusto e non mediatico. Ma il calcio italiano ne ha diritto?

    La Juve ha diritto a un processo giusto e non mediatico. Ma il calcio italiano ne ha diritto?

    • Fernando Pernambuco.
      Fernando Pernambuco.
    Non siamo né colpevolisti, né innocentisti: la Juventus ha diritto a un giusto processo in tutti i gradi di giudizio e nelle sedi deputate, non sui media. La domanda è un'altra: il calcio professionistico italiano ha diritto o meglio necessità d'un “giusto processo”? E' vero che quel che capita oggi ai bianconeri è la punta di un iceberg come vanno ripetendo nella F.I.G.C. nella Lega di serie A e al Ministero dello sport?

    Di questo iceberg si parla almeno da una ventina d'anni. Ma è sempre lì. Non si è affatto sciolto e porta un nome: bolla. Bolla in tutti i sensi: economica, sociale, psicologica, politica. Dove hanno vissuto fino ad ora i presidenti, i procuratori, i direttori sportivi, i responsabili di Lega, di F.I.G.C. e di altre istituzioni calcistiche italiane? Da quanto tempo si parla di magheggi (non solo juventini) delle plusvalenze? E' normale che sia concesso a una società di pagare i debiti in 25 anni altrimenti non può iscriversi al campionato? E' normale che chi abbia debiti fino al collo si iscriva regolarmente al Campionato con la benedizione della Covisoc? E' opportuno che Trentalange sia ancora al suo posto dopo gli scandali dei rimborsi e del capo della Procura arrestato per spaccio internazionale di droga (almeno il C.d.A. della Juve si è dimesso sulla notizia di reato)? La dilazione degli stipendi da parte di alcune società di fatto altera la competitività? Potremmo anche aggiungere le annose considerazioni negative (non le ultime intercettazioni puntualmente sdoganate) del presidente del C.O.N.I. Malagò sulla megalomania dei presidenti di A, alcuni, per altro, presidenti anche di squadre di Serie B (ricordate il caso Salernitana?).

    Sono solo alcune delle domande a cui si attende risposta da parecchi anni, ma la polvere è stata messa ogni volta sotto il tappeto. E non solo dalla Juventus. Certamente se ritenuta responsabile, dovrà pagare un prezzo, però il Ministro dello sport Abodi lo ha già anticipato dicendo che il caso Juve non rimarrà il solo. De Laurentiis afferma che “il calcio italiano è malato dall'alto. Non ci sono sufficienti risorse per andare ancora avanti con questa tipologia di campionato e la sorveglianza è latente”. Nella tanto criticata riunione tra Andrea Agnelli, Gravina, Dal Pino e altre squadre di A, l'allora presidente juventino disse: “Se si va avanti così ci schiantiamo piano, piano”.

    Per quel che riguarda lui, si sbagliava solamente sull'avverbio. Sì, il calcio italiano è stato capace di vivere a lungo molto al di sopra dei propri mezzi, considerandosi un mondo a parte. Non solo per la storia che ormai anche i bimbi mandano a memoria dell'indotto economico, delle tasse ecc. bensì ancora e soprattutto perché il calcio si nutre d'una dimensione metafisica. E' una delle mitologie del nostro presente, fa parte del vissuto e del sognato di uomini, donne, bambini, nonni e nonne. E' un vettore d'identità, entra nell'immaginario del futuro, nei ricordi del passato, nei giochi della Playstation. Insomma ha un enorme potere. I presidenti, i direttori generali, questo lo sanno: chi tocca il calcio, chi smonta il giocattolo, chi lo ridimensiona, chi gli chiede di diventare adulto muore o quasi. E lo sanno anche i politici quanto il calcio conti in termini di consenso. Cosa decideranno di fronte all'ennesima richiesta di soldi, dilazioni, aiuti che Gravina e soci stanno presentando al governo in questi giorni?

    Chissà se le indagini si indirizzeranno anche ad altre società, se i budget verranno rispettati, se si farà una rivoluzione culturale capace di girare intorno a una parola: responsabilità. Chissà se ai Presidenti verrà detto: “No, aiuti economici di qualsiasi natura questa volta non ve li diamo”. Con tutte le ricadute del caso: meno soldi, meno giocatori di fama, meno spettacolo (già ora altamente compromesso), meno tifosi esaltati e forse un po' più delusi nel vedere le loro squadre tornare coi piedi per terra. Meno banchetti e più digiuni per tutta la filiera: dalle stanze dei bottoni alle gradinate. Chi vuole davvero rompere il giocattolo, smettere di far sognare per un po' e provare a ricostruirlo meglio? Un sistema, non un giocattolo.  

    Altre Notizie