Prima o poi doveva succedere anche alla Lazio di pareggiare una partita. Dal maggio scorso (2-2 a Crotone), non faceva che vincere (tanto) o perdere (solo con squadre di alto bordo), per sua consolazione il pareggio è arrivato dopo la batosta dell’Inter a Bergamo e con la possibilità che la Juve facesse bottino pieno in casa del Milan, essendo le due milanesi - assieme la Roma - le contendenti a un paio di poltrone con vista sulla Champions.

Pareggio giusto, tutto sommato ben accetto da entrambe le squadre, fronteggiatesi a specchio con un 3-5-2 più accentuato da parte di De Zerbi e al solito con il cuneo Immobile per Inzaghi. Un pizzico di rimpianto in più potrebbe pizzicare il cuore biancoazzurro per il palo pieno colto da Immobile al 28', splendido destro in diagonale incrociato del bomber dopo una fuga da una ventina di metri, Consigli battuto, palla sul legno alla sua destra. La sua prodezza era stata preceduta da una vivace apertura di partita, con una buona occasione di testa per Sensi e i due gol. Prima quello di Parolo che ribatteva in rete un tiro di Luis Alberto respinto sulla linea da Magnani: sette minuti dopo il pareggio di Ferrari, un cristone di 1.90 cui neanche la morsa Luiz Felipe-Lulic impediva di saltare più in alto e di testa infilare Strakosha.

Il finale del primo tempo era di marca laziale, sottolineata da un intervento decisivo in scivolata di Locatelli mentre dal limite  Acerbi stava calciando a rete, e da un mezzo liscio di Milinkovic dopo un corner di Luis Alberto. Secondo tempo più monotono, pieno di falli, di gialli e di errori. Forcing della Lazio intorno al quarto d'ora, bel contropiede Milinkovic--Immobile-Correa e gran parata di Consigli (però l'argentino era in fuori gioco), bilanciato da un difficile tuffo di Strakosha per deviare una conclusione di Duncan, un pallonetto impreciso di Babacar col portiere laziale fuori dai pali e un ubriacante slalom di Correa sciupato da un tiraccio in tribuna.

Difficile scegliere i migliori e questo la dice lunga sull'equilibrio in campo ma anche sulla qualità della gara. Mi è piaciuto assai Giangiacomo Magnani, 23 anni, un corazziere di 1,90 di proprietà della Juve (occhio lungo), che due estati fa era uno sconosciuto, svincolato dal Lumezzane retrocesso in serie D. Rigenerato da Nesta, allenatore del Perugia, uno che di centrali difensivi se ne intende. Magnani ha domato, non senza sudare, un cecchino implacabile come Immobile, dopo avere ridotto alla ragione, al suo debutto, l'altro sputafuoco Icardi: posizione, testa alta, piedi buoni, grande personalità. Eredità non facile la sua. Al suo posto, al centro della difesa, fino allo scorso maggio e per cinque anni di fila, c'era stato Acerbi, storia da libro cuore, oggi per la prima volta al "Mapei" da applauditissimo avversario.

Al suo fianco un altro ottimo difensore, Gian Marco Ferrari, il quale ha già annusato la Nazionale con Gianpiero Ventura, giunto al terzo gol in campionato, a 26 anni nella piena maturità. Nella Lazio si è rivisto Luis Alberto dopo l'apparizione da titolare a Parma e una misteriosa scomparsa successiva, con voci fitte su una presunta pubalgia e/o una presunta crisi piscologica. Il faro della Lazio passata qualche passo avanti rispetto all'abulia delle più recenti esibizioni ha saputo mostrarlo, lontanissimo ancora, però, dal suo massimo rendimento. Bene fa Inzaghi a tentarne il recupero, lo spagnolo potrebbe rivelarsi un acquisto importante alla ripresa del campionato.

La Lazio esce da Reggio Emilia con un voto di sufficienza, senza acuti né particolari angosce, considerata anche la fatica di giovedì in Europa League. Fosse entrato in rete quel palo spettacolare di Immobile avremmo usato toni celebrativi perché questa è la prima volta che una squadra di media-bassa classifica non finisce nelle fauci biancoazzurre. Il ritorno più veloce del previsto di Lucas Leiva ha certamente giovato alla fase difensiva, avendo il brasiliano confermato la sua validità in veste di scudo, non ancora la brillantezza che lo porta a ridosso delle punte. Bene Acerbi, solito padrone dell’area, con i suoi scudieri Luiz Felipe e Radu. Centrocampo un po’ impreciso, ma Milinkovic prosegue nell’opera di recupero del suo fisico possente e Parolo, giunto alla terza marcatura in otto giorni, sa trovarsi sempre al posto giusto. Patric ha difeso su Adjåpong più che attaccare, Lulic ha limitato Lirola ma è apparso stanco. A Correa è stato dato poco tempo, troppo poco, per mettere a frutto la sua forma.
Il riposo viene a puntino. Subito dopo, la prova del fuoco ospitando il Diavolo.

IL TABELLINO

Sassuolo-Lazio 1-1 (primo tempo 1-1)


Marcatori: 7' pt Parolo (L), 15' pt Ferrari (S)   

Assist: 15' pt Lirola (S)

Sassuolo (3-4-2-1): Consigli; Marlon, Magnani, Ferrari; Lirola, Duncan, Locatelli, Adjapong (35' st Rogerio); Berardi, Sensi (22' st Djuricic); Boateng (39' st Babacar).  All. De Zerbi

Lazio (3-5-1-1): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Patric, Parolo, Leiva (33' st Berisha), Milinkovic, Lulic (27' st Lukaku); Luis Alberto (10' st Correa); Immobile.  All. Inzaghi

Arbitro: Sig. Calvarese

Ammoniti: 23' pt Duncan (S), 28' pt Radu (L), 41' pt Luis Alberto (L), 6' st Adjapong (S), 9' st Luiz Felipe (L), 25' st Marlon (S), 31' st Locatelli (S)