Se c’è una persona cui gli interisti si affiderebbero anima e corpo, quella è Mourinho. Il portoghese nei giorni scorsi ha paventato l’ipotesi che nel giro di un biennio i nerazzurri possano tornare a puntare alla Champions grazie a Suning che ha “un nuovo progetto e tanti soldi”. I cinesi si sono affidati a Conte, per la verità, ma la profezia di Mou trova qualche riscontro nei numeri che, soprattutto con il ritorno in Champions, sono tornati in scia ai club più importanti d’Europa. Se poi questo possa bastare per raggiungere l’obiettivo prefigurato dall’oracolo di Setùbal, quello lo dirà il campo. I bilanci aiutano, ma per fortuna ancora non portano a casa i trofei.

Il ritorno in Champions per il secondo anno consecutivo e il relativo aumento di fatturato, semplificando, è grande merito di due componenti: proprietà e tifosi.
Proprietà perché Suning, sebbene non abbia mai optato per spese folli, ha rilevato la società il 28 giugno 2016 subentrando con un aumento di capitale da 142 milioni e un finanziamento da quasi 300 a dare un po’ di respiro dopo un biennio di trapezismi finanziari di Thohir. 
I tifosi perché, soprattutto nell’ultimo biennio, hanno popolato il Meazza in 60.000 di media anche nei momenti difficili facendo registrare la media spettatori più alta della Serie A. Tanto che quest’anno il botteghino potrebbe chiudersi con ricavi complessivi vicini ai 45 milioni di euro (l’anno scorso erano 32), mentre nell’ultimo bilancio di “proprietà” di Thohir stagnavano a 18 milioni. Cioè negli ultimi 3 anni (complice anche la Champions) sono più che raddoppiati. 

L’indicatore cui il management deve e dovrà necessariamente prestare attenzione sono i debiti. Saliti dai 636 milioni del 2017 agli 815 del 2018. Una cifra più che doppia rispetto al valore della produzione, anche se una parte consistente dei obblighi dell’Inter è nei confronti di Suning stessa e di obbligazionisti subentrati nel 2017 a rifinanziamento del debito acceso nei confronti di Goldman Sachs nel 2015. La scadenza importante, su questa voce, è stata prolungata al 2022.

Al di là dei “tanti soldi” che Mourinho crede Suning possa spendere, è interessante notare che ci sono altri gruppi cinesi che in questo biennio hanno fatto aumentare notevolmente i ricavi da sponsorizzazione dei nerazzurri. Solamente dal Sol Levante arrivano circa 100 milioni di euro: nel 2016 l’Inter ne raccoglieva 30 complessivi, al netto delle sponsorizzazioni, e 25 nel 2015. Il trend di crescita è chiaro, come è evidente che l’azionista di maggioranza stia riuscendo ad aprire a nuovi mercati il brand Inter. Impresa non semplice, da sempre una chimera per molti club. Senza andare molto lontano per il Milan del non troppo rimpianto Mr. Li, citato come esempio non certo positivo pure nella conferenza stampa di presentazione del nuovo proprietario della Fiorentina Rocco Commisso.

Tornando all’Inter, le big del calcio europeo sono ancora lontane, se guardiamo solo ai parametri economici. Come si nota anche dall’ultima classifica Money League 2019 stilata da Deloitte, il club nerazzurro è in 14° posizione in Europa per ricavi, con 280 milioni di euro. Davanti ci sono tutte le grandi corazzate del calcio europeo, guidate dal Real Madrid che si avvicina a grandi passi a sfiorare il miliardo di euro di ricavi annui. Una cifra monstre, che in qualche modo riporta a una dimensione ragionevole il costo di acquisto oltre i 100 milioni di Hazard, se parametrato al giro d’affari dei blancos.

Rimanendo sul tema Champions e la profezia nerazzurra di Mourinho, la finale di Madrid appena vinta dal Liverpool ha visto trionfare la 7° squadra europea per ricavi (oltre mezzo miliardo) contro il Tottenham che è 10° (430 milioni circa). Quella della scorsa stagione tra Real e Liverpool è stata, di conseguenza, tra la prima della classe e la 7°, sempre ragionando in termini di fatturato. A Cardiff la sfida fu tra la prima e l’undicesima (Juventus) e così via. 

La strada per la nuova Inter di Antonio Conte appare ancora lunga e, fortunatamente, dovrà misurarsi sul campo più che alla camera di commercio. Però i numeri del club sono in crescita e anche i vincoli e le limitazioni di rosa legate al Fair Play sono un ricordo che si allontana.
Se ci atteniamo all’ultima recente relazione semestrale interista i ricavi, nei primi 6 mesi di questa stagione, sono cresciuti di 64,4 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2017. 

La partecipazione alla Champions League ha fatto la differenza, pompando nelle casse nerazzurre 42,5 milioni di euro, rispetto ai 539 mila euro dell’anno prima alla voce UEFA. In totale l'Inter ha ottenuto ricavi per 180,1 milioni tra introiti commerciali e diritti tv, con un +55,7%. In aumento anche quelli relativi agli sponsor: 60,7 milioni di cui oltre 40 di competenza geografica cinese. E’ ipotizzabile che la chiusura al 30 giugno del bilancio possa mantenere questo trend di crescita, anche se per blindare la situazione agli occhi di Nyon i dirigenti nerazzurri dovranno chiudere cessioni in plusvalenza per una trentina di milioni circa.

Sul piatto c’è la cessione di Mauro Icardi. La moglie agente Wanda Nara ha fatto sapere all’Equipe che sarebbe disposta a lasciare il suo ruolo di agente se fosse il marito a chiederglielo. L’impressione, però, è che il dado sia tratto e non ci sia più molto margine di permanenza a Milano. Del resto Icardi ha un costo a bilancio che ormai è determinato solo dal suo ingaggio. La clausola rescissoria da 110 milioni valida solo per l’estero dopo i 29 gol della scorsa stagione appariva addirittura prudenziale, mentre oggi assomiglia più che altro a un miraggio. Ed è qui che si innesta l’idea, affascinante dal punto di vista dei numeri, dello scambio sull’asse torinese con Paulo Dybala. 

Una eventualità di questo genere servirebbe a entrambi i club, dal punto di vista finanziario perlomeno. Alla Juventus per liberare spazio a bilancio per nuovi acquisti, dal momento che secondo alcuni broker, come Intermonte, l’anno dovrebbe chiudersi con una cinquantina di milioni di deficit a causa della prematura uscita dalla Champions e del peso a bilancio dell’operazione Cristiano Ronaldo. Discorso simmetrico anche per la società di Zhang perché Icardi non pare rientrare più nei piani della società e in quelli di Conte.


Una valutazione alla pari di 80 milioni, ipotesi, si tradurrebbe in una plusvalenza importante per entrambe le parti. Sul bilancio della Juventus al 30 giugno 2019 Paulo Dybala pesa ancora per 16 milioni circa. Una sua cessione a 80, genererebbe surplus per 64. 
Per Maurito che ha un costo storico di 13 milioni risalente al 2013 la cifra pattuita sarebbe plusvalenza netta. L’ex capitano, in questa eventuale trattativa assumerebbe la forma di un assegno in bianco. E le società avrebbero la possibilità di definire il prezzo di entrambi i cartellini muovendosi più o meno a piacimento. Chi ci guadagnerebbe poi sul campo è altro discorso.
Sempre Mourinho ha individuato nell’Inter di Conte la prossima contender della Juventus, guardando al campionato italiano. I numeri citati sopra segnano una rincorsa che è ancora lontana dal compiersi, ma Suning ha certamente impresso una accelerazione notevole alla crescita del club, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo. 

Se avrà ragione l’Oracolo di Setùbal, anche in questo caso, lo vedremo tra qualche mese con più chiarezza. Fortunatamente di mezzo c’è il calciomercato, che come ogni anno fa sognare e può cambiare equilibri che parevano ormai fossilizzati. E, per parte juventina, c’è ancora il nodo allenatore da sciogliere definitivamente.I tifosi dell’Inter, nel frattempo, si mettano coMoudi.