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Chiarezza, è quella che deve dare il mondo del calcio sulla gestione dei positivi. Quello che è successo in casa Lazio, con Immobile, Strakosha e Leiva fermati dalla Uefa per le sfide di Champions League contro Bruges (28 ottobre) e Zenit San Pietroburgo (4 novembre), ma regolarmente presenti a Torino per il match di campionato contro gli uomini di Giampaolo (1 novembre) lascia molti dubbi ​sull'uniformità tra laboratorio Uefa e laboratori italiani. Servono risposte, anche perché il caos regna sovrano. Una sorta di tutti contro tutti, che non dà una bella immagine del mondo del pallone.

TUTTI CONTRO TUTTI - La Lazio, con una nota ufficiale, martedì ha ribadito di rispettare norme e protocolli, ma non tutti sono d'accordo. In attesa di capire la posizione della Procura Figc, che ha aperto un fascicolo (e ora vuole conoscere le interlocuzioni del club biancoceleste con la Asl di riferimento, Roma 1),  il patron del Torino Urbano Cairo, scrive Repubblica, ​ha inviato alla Procura federale e per conoscenza alla Federcalcio un esposto, fondato su “notizie di stampa”, per possibili violazioni del protocollo della Lazio in occasione della partita. Una mossa che ha fatto andare su tutte le furie Claudio Lotito, in queste ore particolarmente agguerrito contro la Uefa e il laboratorio ​Synlab, al quale ​l'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche fa riferimento per i test. Per il numero uno biancoceleste Immobile poteva giocare (era pronto un volo privato per portarlo in Russia), non averlo in campo è stato un danno, per questo non esclude azioni legali.
DUBBIO IMMOBILE - A questo punto, a quattro giorni dalla sfida contro la Juventus la domanda è lecita: se la Uefa continua a considerarlo positivo e di conseguenza potenzialmente infettante, Immobile sarà in campo? Tare è convinto di sì. Ma servono risposte certe, per evitare altre zone d'ombra.​ Perché il calcio è importante, ma con la salute non si scherza.