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Ci mette la faccia Biava, capitano nella notte degli orrori di una difesa diventata colabrodo. Voci di litigi negli spogliatoi di una squadra devastata dall'ennesima sconfitta a Siena, confronti serrati per spiegare una prova inguardabile con qualche giocatore un po' su di giri. L'anno scorso la Lazio ne prese quattro, stavolta tre, nel giro di qualche anno magari si riuscirà a fare qualche punto da queste parti. Biava cerca di fare chiarezza: 'Non ci sono scuse, abbiamo sbagliato tutto. Giocare ogni tre giorni è difficile ma non c'entra nulla. Ci eravamo parlati prima della gara, pensavamo di poter fare bene e invece i due gol iniziali ci hanno tagliato le gambe. Hanno segnato subito, non ci siamo ripresi, ma non è una questione fisica perché non c'è stato un calo nel secondo tempo, anzi abbiamo fatto un po' meglio rispetto al primo'. Biava prova ad allontanare le ombre: 'Di solito dopo una scoppola del genere ci riprendiamo subito, rialziamoci già col Borussia'.

Difficile trovare motivi a un crollo di questa portata contro una squadra ultima in classifica che difficilmente riuscirà a salvarsi ma nella par-condicio dei regali la Lazio dopo aver lasciato punti a Palermo, Genoa, Chievo e Bologna ha fatto beneficenza anche al Siena. Biava conclude: 'Ripeto, i due gol iniziali sono stati decisivi, era dura recuperare. Le assenze? Non contano, in altre occasioni avevamo sopperito con grandi prestazioni, non parliamo di queste cose'. Ma nel disastro generale non poteva mancare a fine partita un episodio incomprensibile e molto preoccupante: Konko si infuria con alcuni tifosi laziali della tribuna e viene fermato da Marchetti dopo uno scatto d'ira esagerato, al di là degli insulti ricevuti. Segnali inquientanti sul futuro per un nervosismo eccessivo confermato anche da un dopo partita molto frizzantino nello spogliatoio. In realtà nella ricostruzione finale il difensore francese non avrebbe gradito un 'vaffa' durante la gara e si è presentato sotto il settore pieno di laziali a chiedere spiegazioni dopo il triplice fischio di Giannoccaro. Un delirio. 

(Il Tempo)