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"Se c'è una ciliegina col verme tocca sempre a me", diceva Marilyn Monroe che non era un'ottimista. Ma la sfiga c'è e da un po' di tempo a questa parte ha preso di mira l'aquilotto laziale, che a Genova si è presentato mezzo spiumato, eppure stava per vincere la partita, poi per trionfare, poi l'ha pareggiata e infine l'ha persa. Quando va storta va storta. Dieci giocatori in infermeria, in campo sei undicesimi di panchinari, poi addirittura un ragazzino esordiente di 20 anni perché per non farsi mancare niente Inzaghi ha perso pure Radu (il difensore), uno dei pochi titolari superstiti.

Prima mezz'ora da pennichella domenicale post pranzum, tanti errori di misura, nessun affondo degno di tale definizione. Tanto che i pensiero volavano fuori dallo stadio, il mio si concentrava sulle mode balorde che attraversano i calciatori e i loro supporter vedendo le braccia alla Nainggolan di Danilo Cataldi, che avevo conosciuto anni fa semplice, studioso, lindo e pinto ed ora ricoperto di tatuaggi che non sai neanche di che colore sia la sua pelle; e notando un raccattapalle di 13/14 anni con i bordi della testa rasata come i mohicani, anche come i suoi idoli del prato verde. Mah…

A scuotermi da pensieri vaganti una monumentale parata di Strakosha al 29' su tiro a botta sicura di Rolon. E a seguire: una occasionissima sciupata da Romulo su cross di Lulic, un prodigioso intervento di piede del portiere laziale per arginare un tiro di Sanabria, un colpo di testa di Kouamè di poco a lato, un'uscita a valanga di Radu (il portiere, di 11 anni più giovane del suo omonimo e non parente laziale) su Correa e poco dopo su Marusic, che comunque erano in fuori gioco. Tutto nel giro di neanche dieci minuti, come se dal lungo sonno la partita si fosse svegliata con punture di spillo.

Fino al manuale del calcio del 43': piroetta di Badelj sul confine dell'area genoana, triangolo stretto con Immobile, finta di corpo per liberarsi di Zukanovic, palla radente il palo sinistro di Radu. Lazio in vantaggio, la Lazio degli zoppi. Con merito: meglio organizzata, meglio nel palleggio, meglio nelle verticalizzazioni. Badelj regista con licenza di avanzare, e Romulo mezz'ala a tutto campo davano ai biancocelesti una certa supremazia a centrocampo, anche se Cataldi faticava, Marusic pareva come al solito timoroso e Lulic, l'infaticabile capitano sempre presente, perdeva lucidità ma non corsa e tigna. I dirimpettai rossoblù erano troppo sussiegosi nella manovra: Radovanovic, ben schermato, non riusciva a innestare le punte, Lerager non si vedeva, Rolon correva nel vuoto, Lazovic era ben contenuto da Patric. Sanabria e Kouamè non avevano assistenza.

Già dagli albori della ripresa si capiva che lo scenario stava per cambiare. L'innesto di Bessa per Lazovic con conseguente passaggio da 4-3-3 a 4-3-1-2 portava maggiore vivacità, quello di Pandev dieci minuti più tardi cambiava la partita. Anche se le due migliori occasioni da gol appartenevano alla Lazio, con Correa al 53' con risposta alla grande di Radu e ancora Badelj al 62' che dal limite dell'area coglieva in pieno la traversa. Da quel momento, Genoa in cattedra e biancoazzurri sempre più rintanati nella propria metà campo.

L'innesto di Leiva per Romulo (errore, il brasiliano era stato con Badelj il migliore) rinforzava la diga davanti all'area di Strakosha ma invitava anche gli avversari a salire. Soprattutto dopo che anche Radu doveva abbandonare il campo e avendo esaurito la scorta di difensori, Inzaghi doveva schierare la difesa a quattro portando Leiva al centro al fianco di Acerbi, con il debuttante Bruno Jordao come mezzo destro. Jordao è uno dei due misteriosi portoghesi catapultati da Jorge Mendez - vero padrone del calcio europeo - due anni fa a Formello per un numero mai chiarito di milioni (tanti, però).

Quasi inevitabile sbocco della pressione, arrivava, al 74', il pareggio genoano, per mano - anzi, per piede - del vice Piatek,  fortunato acquisto a gennaio, già al terzo gol. Antonio Sanabria, paraguayano ventiduenne, vinceva fortunosamente un rimpallo con Leiva trovandosi nelle condizioni ideali per battere a rete. Sanabria era della Roma che incautamente lo cedette al Betis tre anni fa: 64 partite e 19 gol in due stagioni di Liga, nazionale del suo Paese. Fino al gol non è che Sanabria abbia fatto scintille, ma si vede, è un attaccante di razza e la porta lo attira come una calamita.

Beh, con tutte quelle pecette, il pareggio andava anche bene a Inzaghi. Ma al Genoa di Prandelli no. Insisteva, attaccava, chiudeva gli avversari nella propria metà campo. Pandev era imprendibile, là nella terra di nessuno creava scompiglio. Lazio alle corde, ma il fischio di Banti era vicino. Poi succede che quando la sfiga di prende di mira, puoi perdere anche al 93'. E' successo. Caicedo ha respinto di testa sui piedi di Criscito, che dai 25 metri ha trovato il tiro della domenica, un siluro incrociato di collo pieno che è andato a baciare il palo alla sinistra di Strakosha.

Buon per il Genoa, alla quarta partita utile di fila, Lazio punita oltre i suoi demeriti: ha giocato meglio che non nelle vittoriose prove contro Frosinone ed Empoli e nell'andata di Europa League contro il Siviglia. Badelj ha mostrato di valere i titolari. Immobile di avere a cuore questa maglia: quando è uscito, dopo 55 minuti, si è lamentato con il proprio allenatore perché "potevo giocare almeno altri cinque minuti". Giocherà mercoledì a Siviglia nella partita della disperazione. Con chi accanto, nessun lo sa.

IL TABELLINO

Genoa-Lazio 2-1 (primo tempo 0-1)


Marcatori: 44’ pt Badelj (L); 30’ st Sanabria (G), 48' st Criscito (G)
Assist: 44’ pt Immobile (L).

Genoa (4-3-3): A. Radu; Biraschi (43’ st Pereira), Romero, Zukanovic, Criscito; Lerager, Radovanovic (11’ st Pandev), Rolon; Lazovic (1’ st Bessa), Sanabria, Kouamè. All. Prandelli.
 
Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric, Acerbi, S. Radu (27’ st Jordao); Marusic, Romulo (19’ st Leiva), Badelj, Cataldi, Lulic; Correa, Immobile (10’ st Caicedo). All. Inzaghi.

Arbitro: L. Banti di Livorno.

Ammoniti: 24’ st Patric (L), 33’ st Romero (G), 45’ st Badelj (L), 46’ st Pandev (G), 49' st Criscito (G).