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Il protagonista è ancora una volta lui, Stefano Mauri. Decisivo per la Lazio, pedina indiscussa della Nazionale. Un mese fuori per infortunio, rimediato proprio in azzurro, il centrocampista è rientrato e ha subito fatto parlare di sé. Sabato in campionato contro il Cesena l'assist vincente per Zarate (l'ottavo in questa stagione) e venerdì vestirà la maglia azzurra a Lubiana contro la Slovenia per spingere l'Italia verso gli Europei del 2012. Prandelli non ha avuto dubbi nel chiamarlo non appena avuta la certezza del suo pieno recupero. I numeri di questa stagione, d'altronde, sono da capogiro: con Mauri in campo dal primo minuto la Lazio ha ottenuto 42 punti in 21 gare.

Carriera controversa quella del brianzolo. La svolta arriva nell'estate del 2003 quando, fresco di rinnovo con il Modena, a cinque minuti dalla chiusura del mercato viene ceduto al Brescia dove, per una stagione, giocherà con un certo Roberto Baggio. Sarà la svolta: 30 partite e sette gol, suo primato assoluto, l'ultimo guarda caso segnato proprio contro la Lazio. Il presidente del Brescia, Corioni, però non lo riscatta. Mauri torna al Modena ma solo di passaggio perché Spalletti, allora all'Udinese, lo porta in Friuli. Un anno ad altissimi livelli, che gli vale la chiamata nella Nazionale di Lippi e che consente ai bianconeri la storica qualificazione in Champions.

L'allora diesse della Lazio Sabatini lo punta, il tecnico Rossi non è convinto, ma con l'addio di Cesar avalla l'acquisto, che avviene nel gennaio del 2006. Mauri si rivela uno dei trascinatori e riconquista la maglia azzurra. Al termine del campionato le sue 6 reti, si rivelano fondamentali per la conquista della qualificazione in Champions League. L'anno successivo però, complice un rendimento a corrente alternata, entra nel mirino dei tifosi che, complice la voce che girava a Roma che lo voleva spesso a fare baldoria in discoteca, lo contestano più di altri.

Nell'ultimo anno di Rossi finisce in panchina ma lui non si dà per vinto e, nonostante l'ultima deludente stagione, con la Lazio a un passo dalla B, si rimbocca le maniche. Fuori alla prima giornata contro la Samp, sta per essere ceduto proprio ai blucerchiati, ma lui rifiuta. Sarà la sua fortuna. Con lui in campo la squadra biancoceleste vola. Reja, poco scaramantico ma molto attento ai numeri incrocia le dita: nelle due stagioni in cui è stato chiamato in Nazionale, ha portato la sua squadra di club in Champions League.

(Leggo - Edizione Roma)