74
Il derby balneare ha fatto mangiare i gomiti a chi è rimasto al mare e sollazzato fino agli ultimissimi minuti i 50.000 che hanno ridipinto l’Olimpico come ai vecchi tempi. Gol, rigori, gol annullati, e soprattutto sei pali, quattro laziali e due romanisti, forse un record. Il luna park del pallone si è concluso con un pareggio giusto, sospirato dalle due squadre negli ultimi venti minuti, quando il ritmo è scomparso sostituito da crampi, lingue pendenti, mani sui fianchi, maglie tirate. Conseguenze di un primo tempo assai dispendioso e di un clima tropicale come a Managua o San Josè.

Non c’è stata la spianata laziale come qualcuno aveva con leggerezza previsto dopo l’abbacinante 3-0 degli aquilotti sul campo della Sampdoria e la rimonta genoana sulla Roma. Istruito dalla gara del debutto, Fonseca ha serrato le fila lasciando alla Lazio solo le briciole di quegli spazi dove i biancoazzurri vanno a nozze. Lo ha fatto con alcuni uomini poco adatti, come Under e Kluivert costretti a infoltire il centrocampo, e quindi con un po’ di confusione e parecchi errori. L’olandese si è preoccupato più di arginare sul nascere le iniziative di Lazzari che non di disturbare la difesa avversaria, Under s’è visto più nella propria metà campo che nei pressi di Radu. Tuttavia Cristante e Pellegrini hanno più volte invocato al loro allenatore un maggiore equilibrio,soprattutto una più solerte attitudine di Zaniolo ai ripiegamenti.

La Lazio ha sofferto in grande misura del muro giallorosso, tuttavia invocando la malasorte per i legni colpiti da Correa, Immobile e Parolo e per quei pochi centimetri che in pieno recupero hanno fatto sì che la palla crossata da Jony e scaraventata in rete da Lazzari fosse uscita dal campo. Ripercorrendo tanti anni di partite godute e maledette, non ricordo un primo tempo emozionante come quello del 151° derby romano, con due pali nei primi quattro minuti (Leiva e Zaniolo), quattro palle gol nei primi sei (Immobile due volte, Leiva, Zaniolo), un rigore (ingenuo braccio largo di Milinkovic, bomba di Kolarov dal dischetto), altri tre pali tra il 24’ e il 26’(Immobile, Correa nella stessa azione, ancora Zaniolo). Gli statistici informano che la Lazio colse quattro pali nella prima frazione di gioco lo scorso anno a Bologna.

Mezz’ora di pura adrenalina. Va precisato: pali non spizzati, pali che ancora tremano per la violenza dei palloni respinti, pali tre volte colpiti al loro interno. Sempre gli statistici informano (oramai si contano anche gli starnuti e le flautolenze in campo) che nella prima parte della gara le due squadre hanno tirato 21volte in porta. In vantaggio di un gol, la Roma ha badato nella ripresa al possesso palla. Ritmi più blandi e l’umidiccio dell’aria l’hanno aiutata, mala smarrita brillantezza l’ha costretta ad aprire spazi.

Si è acceso Luis Alberto, che al 58’ ha piazzato la palla in rete su tocco all’indietro di Immobile (ma il merito va anche a Milinkovic che ha iniziato l’azione rubando palla a Kolarov) e che un paio di minuti dopo ha rischiato di capovolgere il risultato saltando i difensori romanisti come birilli ma concludendo alto. Passi avanti della Roma che e del suo nuovo stratega (debuttante nella stracittadina) che sta cercando la giusta quadratura. Un Dzeko in gran vena che per la nona volta non ha conosciuto nel derby la gioia del gol ma ha tenuto in costante apprensione la difesa laziale collaborando fattivamente anche alla manovra centrale. Accanto a lui Zaniolo ha giostrato con strappi prepotenti e conclusioni sfortunate, spesso mandando in barca Radu. Florenzi ha avuto difficoltà sia con Lulic che soprattutto con Correa che gravitava nella sua zona, forse un tantino stuzzicato dall’improvviso cambio di ruolo (avrebbe dovuto giocare terzo di sinistra nei tre più avanzati)causato dall’infortunio di Zappacosta nel riscaldamento.

Anche Pellegrini e Cristante – assistititi da un generosissimo Kolarov - hanno risposto positivamente ai compiti di rottura e rilancio assegnati loro da Fonseca. Il romano è apparso un po’ troppo nervoso, come lo erano spesso Totti e De Rossi nei derby, discutendo un po’ con tutti, con Correa, in particolare, se ne son dette più di Conte a Salvini. La difesa ha fatto mucchio benedicendo i legni della porta. Sbavature per Pau Lopez e Fazio, meglio Mancini.

In casa biancoazzurra prove da sottolineare per Correa, difficilmente contenibile, e Luis Alberto che ha però peccato nella continuità. Troppo timido Lazzari (doppia marcatura su di lui, Kluivert e poi Kolarov) nel primo tempo, quando ha passato nove palle su dieci all’indietro mai arrivando sul fondo, più intraprendente nella ripresa. La difesa ha retto bene, grandi parate Strakosha non ha dovuto farne, i pali lo hanno aiutato sulle due più pericolose conclusioni di Zaniolo. Radu il più fragile fra i tre difensori. E comunque nelle prime due giornate di campionato il reparto arretrato di Inzaghi non ha subito gol su azione. Buon ritorno di Leiva, ma è difficile lasciar fuori un Parolo che sembra ringiovanito.

La squadra di Inzaghi non meritava la condotta passiva della curva Nord che per protesta è rimasta muta per tutto il primo tempo. Bastava aver ricordato lo storico capo degli Irriducibili con la bella coreografia. Lazio e Roma stanno tentando una difficile risalita vero il salotto buono del campionato. I 50.000 del derby sono un buon incentivo, il resto devono farlo i due club e proprio i loro sostenitori.



IL TABELLINO

Lazio-Roma 1-1 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 17' pt rig. Kolarov (R), 14' st Luis Alberto (L)

Assist: 14' st Immobile (L)

Lazio (3-5-2): Strakosha, Luiz Felipe (40' pt Bastos), Acerbi, Radu, Lazzari, Milinkovic (26' Parolo), Leiva, Luis Alberto, Lulic (33' st Jony), Correa, Immobile. All. S. Inzaghi.

Roma (4-2-3-1): Pau Lopez, Florenzi (43' st Diawara), Mancini, Fazio, Kolarov, Pellegrini, Cristante, Under (22' st Pastore), Zaniolo (34' st Santon), Kluivert, Dzeko. All. Fonseca. 

Arbitro: Marco Guida (Torre Annunziata)

Ammoniti: 25' pt Luiz Felipe (L), 31' pt Zaniolo (R), 10' st Immobile (L), 18' Radu (L), 25' st Florenzi (R), 31' st Acerbi (L),  38' st Santon (R)