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Il colpo per molti laziali è stato duro, ma Mauro Matias Zarate ha lasciato la Lazio e non tornerà. L'ultimo giorno di calciomercato ha lasciato i tifosi con l'amaro in bocca perché questa cessione era diventata ormai 'inaspettata': mancavano poche ore alla chiusura della sessione estiva e tutto faceva pensare che il numero 10 biancoceleste (ora 28 neroazzurro) sarebbe rimasto a Roma, anche se tra mille problemi e incomprensioni con Reja, che inevitabilmente dovevano essere risolte. Quello che stupisce di più è però la campagna anti-Maurito da parte di una società che di fatto non lo ha mai difeso, in qualche modo anche deprezzando il suo valore; anzi, ha sempre denunciato ogni comportamento definito 'poco professionale'.

Ad esempio il tecnico Edy Reja ed il ds Tare hanno evidenziato come l'ex attaccante della Lazio si sia presentato al ritiro con qualche chilo in più, senza però dare la stessa importanza al tempo in cui questo sovrappeso sia stato eliminato, né le vere motivazioni per le quali lo stesso 'ragazzino viziato' ha lasciato il ritiro prima della gara contro i macedoni. Ma va bene così: su Zarate non è mai stata detta la verità, e mai si saprà fin quando non sarà lui a maturare e a dire quello che non è andato nel matrimonio con la squadra biancoceleste.

Mauro ha sempre sostenuto di voler rimanere alla Lazio e di aver deciso di cambiare aria solo dopo un colloquio con l'allenatore, il quale gli avrebbe detto di trovarsi un'altra squadra perché per lui non c'era spazio, Reja invece ha detto che il ragazzo voleva andare via (forse solo dopo quel colloquio, perché prima non si era mai pronunciato in questo senso). Ormai però è inutile guardarsi indietro: la Lazio rimane la stessa, con o senza Zarate ha il dovere di vincere e di fare meglio dello scorso anno, perché le possibilità di migliorarsi le ha. Un altro capitolo della ultracentenaria storia biancoceleste è stato scritto, e si volta pagina con la consapevolezza che il bene supremo non è di certo Zarate.