Puoi togliere Felipe Anderson, ma facciamola finita presto, dai. Nella querelle tra Inzaghi, la Lazio e Felipe Anderson girano tante voci, il nostro cervello, che cambia di continuo, le ha assorbite tutte, anche le peggiori, costruendosi l'idea di una situazione ad alta tensione. Riguardano la discussione tra il brasiliano e il mister: si è passati da chiarimento a pizze in faccia a minacce a cessione annunciata a procuratori in agguato a 40 milioni non li vale uno che cammina in campo. Inzaghi ci ha tenuto a raccogliere tutto quello che si è detto e condensarlo nella versione ufficiale: è colpa di tutti, altro che di Felipe. Direi che è un ottimo punto da cui partire. 

A parte le fantasie, le speculazioni, le verità, qualcosa deve essere chiaro: la forza di una squadra, di una società, di un singolo, di un mister, non sta solo nella gestione nel momento felice. Non sta neppure nell'usare misericordia, o nell'abbassare la testa ed essere felici in panchina: la reale forza sta nel chiudere questa cretinata il prima possibile. Come si fa? Come si è fatto con Lulic: un capitano manda a caga## il suo allenatore in diretta tv. Eppure chiuso tutto in 4 e 4 8. Senza troppi patemi. Senza troppi giri di Do di insulti sui social.

Tutti zitti, pedalare, dimenticare, punire il giusto e andare avanti. Felipe Anderson è vittima del pregiudizio che ha contribuito a costruirsi attorno come una gabbia: la sua tristezza non brasiliana e la sua indolenza (caratteriale), gli ha attirato 40 milioni. No, non la sua valutazione, ma 40 milioni di insulti.

Inzaghi sa gestire una situazione di questo tipo? La Lazio lo sa fare? Lo hanno già fatto. Felipe, eccolo: è sempre stato così, difficilmente cambierà per carattere e caratura tecnica. Ma attenzione: il cervello umano cambia di continuo. Azione e reazione: Felipe ha la chance di cambiare atteggiamenti, fortemente. Deve ritrovare serenità, dice Inzaghi. Dice che è una scelta tecnica (dai, mister, ci sta, diciamo che è una scelta disciplinare, anche). Per i 40 milioni di insulti sui social forse non c'è niente da fare, oramai sono andati: Roma ha sempre fretta di bruciare tutti, i tifosi della Lazio saranno chiamati alla pazienza. Una volta di più.

Io ho sviluppato e sviluppo per i giocatori singoli della Lazio una specie di rapporto simbiotico, quindi mi riesce davvero difficile comprendere il turpiloquio e gli insulti nei loro confronti. Come mi riesce difficile comprenderlo per uno con cui divido ogni giorno tavolo, fatica, chiacchiere e dubbi. Il dilemma è quasi etico: è giusto insultare un proprio giocatore? E non parlo nel vivo del momento, dell'azione, dello stadio, del pathos e della forza del Momento, del match, dell'errore in campo. La forza bruta delle emozioni calcistiche slega la lingua. È la tastiera con t9 disattivato del dopo che mi riesce difficile.  Però potrebbe essere un problema mio contro una certa versione maleducata dell'"esprimere la propria opinione".

Forse è solo il momento di diventare una grande società, una grande squadra, un grande mister,  un Felipe Anderson migliori. Alla fine puoi togliere Felipe Anderson dalla Lazio, ma non puoi togliere la Lazio da Felipe Anderson. Non puoi togliere la Lazio da Felipe Anderson, forse al massimo la puoi un po' insegnare a Felipe Anderson. Finché rimarrà alla Lazio, come per qualsiasi giocatore della Lazio bisogna sperare il meglio, augurarsi il meglio, chiedere il meglio. E il meglio che si può chiedere per la Lazio è il tempo del perdono: Felipe è un ragazzo sensibile, tutto questo non gli fa bene, assorbire tutto questo lo metterà in una posizione peggiore, senza aiutarlo a tornare su schemi comportamentali accettabili e condivisi. Smettiamola, ignoriamolo, speriamoci, ma leviamogli il mirino da dosso, altrimenti ci perdono tutti. Chiudiamo 'sta cretinata, per il bene di tutti.