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Trovare un best player del 2016 in questa Lazio che ha scatenato dentro di noi i sentimenti più cupi e gli idilli più insensati, i sogni più sfrenati (c’è chi ancora, con un lanternino, chiama a gran voce: BIELSAAAA… BIELSAAAA), e i borbottii più biliosi, potrebbe risultare complicato.

Siamo tentati di dire Immobile, perché ha saputo riprendersi le platee che merita, e le simpatie dei tifosi grazie a gol e grosse prestazioni alla Playstation. 

Siamo tentati di aggiungere De Vrij, capace di risorgere da un infortunio complicato, di ritornare ad ottimi livelli, talmente alti da farlo nicchiare sul rinnovo, mentre tutti aspettano con ansia che sia dia, una buona volta, una bella “punta” con Lotito. Basterebbe un caffè, per cominciare. 
Saremmo tentatissimi di fare i provocatori e dire Patric. Questo ragazzetto proveniente dalla più grande scuola di filosofia e talento del mondo (da quel Barcellona così lontano da noi) ha saputo dare un senso alla sua permanenza nella capitale con una crescita costante, migliorando i difetti, riuscendo perfino a diventare alternativa percorribile, e percorsa.

Saremmo tentati di scadere nella più volgare schermaglia dicendo Luis Alberto, o Leitner, o Bisevac. Che tutto può cambiare nella vita, ma c’è sempre qualcuno che arriva a Formello, e poi va a fare interviste dicendo che sarebbe stato tanto meglio da un’altra parte. Ma sapete, di questi tempi, per non rimanere disoccupato…


Invece semplicemente bariamo, e il best player del 2016 per noi rimane Simone Inzaghi. Perché ha lanciato in campo quelli che in Primavera abbiamo imparato a conoscere, apprezzare, considerare quasi ragazzi del nostro cortile. Perché ha dato un senso ad un anno che sembrava già nato spento, triste, deluso. Perché ha dato senso ad un gruppo che sembrava una trama arraffazzonata e imposta. E bariamo ancora, dicendo Angelo Peruzzi. Che una figura così, a Formello, serviva da tempo. E bariamo ancora, chiedendo che il miglior giocatore del 2017 arrivi da questo mercato. E ci illudiamo ancora, probabilmente.