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L'Inter piagnona di Inzaghi castigata da quelli che più di tutti lo stesso mister piacentino ha contribuito ad elevare o ad abbattere, a far diventare big, top player, in epoche diverse: Ciro Immobile (che ringrazia Inzaghi per la Scarpa d'Oro), Felipe Anderson (che con Inzaghi ha sfiorato la rissa 3 anni fa) e Milinkovic Savic, uno dei simboli dell'Inzaghismo militante. L'Inter fa la sua partita, con tante assenze importanti (ma Perisic ha fatto meglio di Lautaro e Correa) e idee interessanti (ribaltamenti di campo e ottimi modi di saltare il primo pressing della Lazio) del mister.  Nella notte di Inzaghi, sogna la Lazio: i cori del tifo organizzato e i fischi dei tifosi delusi, col cuore spezzato. Alla fine, nel momento in cui Felipe Anderson passa vicino a Dimarco a terra, ho sentito un altro cuore spezzarsi. Non era il nostro. Forse era quello di Lautaro.

ANTISPORTIVI - Al netto del fatto che da anni non ci si ferma più quando un giocatore è a terra, tranne in casi di pericolo reale (questo era un contrasto falloso su cui l'arbitro aveva già concesso vantaggio), fa strano sentire parlare di anti-sportività proprio l'Inter. Proprio l'Inter che in campo vantava quel giocatore olandese, proprio lui, de Vrij Stefan, ufficializzato a 0 dalla squadra nerazzurra a pochi giorni dalla partita dentro o fuori per l'accesso in Champions League contro la Lazio. Forse Inzaghi se lo ricorda, perché stato sempre lui a schierare titolare quello stesso difensore olandese, che stenderà in area Mauro Icardi. Non ricordo levate di scudi, giornalisti twittaroli a gridare all'antisportività. Non ricordo queste rosicate, all'epoca. Rosicate che non sento quando si contano i milioni di debiti, o quando Dumfries non viene espulso o quando Di Marco sta per terra 3 ore per uno scontro di gioco. Quelle cose che altrove nemmeno vengono mai fatte, qui vengono pesate dal gran tribunale della sportività. Si vede che i tempi sono cambiati. La Lazio in un paio di occasioni ha buttato il pallone fuori, coi giocatori dell'Inter - spesso - a terra. Stavolta non lo ha fatto per il semplice motivo che i nerazzurri - Lautaro  - semplicemente hanno continuato. Poi capisco che l'uragano Dimarco, l'incredibile baluardo Dimarco avrebbe potuto fermare quell'imprendibile contropiede, e invece la sua assenza ha costretti i 6 giocatori dell'Inter schierati contro i due della Lazio a franare rovinosamente sotto i colpi dei due. Forse Lautaro avrebbe dovuto usare tutte quelle energie per tornare a dare una mano ai suoi. Ma sarà stato intento a raccogliere i pezzi di un povero cuore spezzato dalla cattiveria e dall'antisportività del mondo...

LA PARTITA VERA - Andando poi sulle cose serie, Lazio ed Inter per me meritavano di stare sul pareggio nel primo tempo, anzi: la Lazio ha creato di più, ma l'inter ha creato più presupposti. Tatticamente, come detto sopra, Inzaghi l'aveva messa bene. Sarri l'ha però poi gestita meglio: se i cambi dell'Inter si sono dimostrati solo abili marinai impegnati in risse da taverna (e devono ringraziare per i gialli, perché quella roba è stata indegna) quelli della Lazio - su tutti Lazzari ma anche Luis Alberto - hanno donato smalto alla manovra. Per me, al netto dell'episodio del rigore creato dai presupposti messi su da Inzaghi abilmente, nel primo tempo si era vista una buona Lazio. Ha attaccato spesso alta come piace a Sarri, ha giocato bene col pallone, ha creato un paio di occasioni molto nitide, almeno due. Ha scoperto un buon titolare: Basic fa una bella partita, di sostanza ma con capacità di inserimento molto interessanti. Ha scoperto una difesa molto più solida di quanto si temeva: e qui entriamo in un discorso serio. La Lazio sta facendo quello che chiede Sarri. 
LE RICHIESTE DI SARRI - Sarri aveva chiesto uomini, e sono stati degli orrendi amorali aromantici briganti. Sarri aveva chiesto una prova da leader a Luiz Felipe, e il nostro si è immolato, si è battuto contro quella vecchia volpe di Dzeko (che cercava Patric, che a sua volta ha fatto molto bene). Alla fine, il rosso lo ha gettato nel più totale sconforto perché forse aveva messo giù la sua miglior partita in stagione. Un gesto di leggerezza, abbracciare un suo ex compagno, amico fraterno, con cui ha fatto vacanze, condiviso serate, spogliatoio, Roma. Magari il 'Tucu' - fischiatissimo, che comunque non ha apprezzato tantissimo dalla faccia - a fine partita non avrà gradito, ma Irrati forse l'ha vista più grave di quello che era. Ad ogni modo, ha innescato di nuovo sua Sensibilità Regia, Lautaro, che di nuovo ha cercato di farsi giustizia da solo, perchè è talmente sensibile alle Dimarco sofferenze che l'idea di innescare risse su risse non lo spaventa, non lo considera anzi antisportivo, ma un gesto bello e poetico come annusare un fiorellino su un campo di margheritine. Al netto delle sensibilità stracciati, dei bidoni dell'immondizia al posto del cuore, la Lazio ha fatto quello che Sarri chiedeva, ha meritato il pareggio, ha giocato un buon calcio, tenuto il pallino, affrontato a testa alta i campioni d'Italia. Sarri aveva chiesto a Felipe di diventare determinante: e lo è stato. Gli aveva chiesto cattiveria, e non si è fermato. Gli aveva chiesto di diventare un campione: e ha dileggiato i suoi marcatori per quasi 90 minuti di gioco, è sempre stato pericoloso, vivo, ha corso, si è battuto. La sua partita è maiuscola, quel gol solo un segno sul tabellino. Il segno del cambiamento.

SARRISMO E FATICA E LACRIME E FIORI - Al ritorno dalla prima sosta questi ragazzi avevano preso una lezione di calcio dal Milan. Stavolta la lezione l'ha presa qualcun altro. Qualcuno ha imparato che quel clacson, alla lunga, non poteva rimanere impunito. Qualcun altro ha imparato che tanto Milinkovic Savic gli scappa sempre. Qualcun altro ha capito cosa significa il karma. E qualcun altro, alla fine, di noi, avrà capito che il Sarrismo non è solo bel calcio. Si tratta di una serie di operazioni, di schemi, di meccanismi, di predisposizioni e visioni che devono collimare perché quel bel calcio sbocci. Non è ancora fiorito, ma questo è zappare la terra, arare il terreno, innaffiarlo di lacrime argentine e piacentine insieme mischiate. Questo è Sarrismo: è fatica di imparare, volontà di dominare, la faccia cattiva di chi va a palleggiare in faccia ai campioni d'Italia, e non si ferma mai. Non si ferma mai, ricordatevelo. Questo processo è irreversibile: questa squadra di chierichetti sta diventano qualcosa di altro. Qualcosa di Sarri.