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    Laziomania: mentre una chitarra piange dolcemente

    Laziomania: mentre una chitarra piange dolcemente

    Mettere di sottofondo While my guitar gently weeps, subito. Mentre la mia chitarra piange dolcemente, e guarda alla Lazio, e altri demoni. E poi ripensaci, c'è un film abbastanza recente ed inquietante in cui la persona diabolica, il demonio, viene rappresentata come un dito che gratta dove c'è la ferita. E gratta, e continua a grattare. La ferita biancoceleste è sotto gli occhi di tutti: 20' di volontà e aggressività passabili, ma poi gratta, continua a grattare. Retroguardia altissima: per tenere la squadra cortissima, se i centrali hanno capacità di lettura ci si può perfino salvare.

    Se.  Ma nessuno ha capacità di lettura, di questi tempi, neppure Pioli, che vive in una realtà straniante, a volte fuori perfino dal senso comune. Vittima e colpevole di troppe vidimate. Nessuna capacità di lettura: le verticalizzazioni del Napoli grattano dove fa male. Lazio, cura te stessa: la tentazione diabolica di rivivere lo stesso sbaglio, di aver sbagliato genetica, di non sapere più per che cosa tifare, in qualche modo. Fissa la tua sciarpa, suona la fisarmonica, mentre una chitarra, lontana, piange dolcemente. I tifosi biancocelesti stamattina daranno alla luce un nuovo giorno, opprimenti come un lunedì (giovedì, è il calcio moderno, bellezza) in cui si torna alla routine di partite senza tiri in porta (e Zarate scaglia in porta anni di rabbia, e Zarate, mio Zarate).

    Aprono il giornale, c'è Papa Francesco, il Frosinone in Serie A, e il Pipita Higuain. C'è tutto l'orrore, che gratta, continua a grattare, di una partita interrotta. E c'è un brivido, quando si ripensa alla tifoseria del Napoli che grida HIGUAIN. HIGUAIN. HIGUAIN. Massimo. Massimo. Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto. Tu lo capiresti? E la sensazione forte che forse in questo Napoli sta nascendo bene qualcosa di grande. L'altra voce dice: qui da noi sta cadendo tutto male, ed il dito gratta, la Lazio e altri demoni, mentre un fotogramma fa infuriare i tifosi assiepati nel web. Ritrae il presidente Lotito che ride in tribuna. In campo, a fine partite, tutte pacche e sorrisi (a parte i doverosi segnali di solidarietà di Koulibaly), la Lazio ha perso, sorridi, Bellezza. Tutto l'orrore di una partita interrotta, le reazioni, lo sdegno, tutto l'orrore di un dito che gratta e divide, il viso triste di Felipe Anderson che fa capolino, quando si alzano stamattina i laziali, e danno vita ad un nuovo giorno. La rabbia, che con l'amore c'entra sempre tanto, Felipe Anderson che perde il pallone, Zarate che lo recupera, ci scaglia in porta, corre ad esultare.

    Suona una fisarmonica, una chitarra lontana, la partita finisce, i buu rimangono, e rimane ancora di più in verità in verità vi dico, un senso opprimente: se c'è qualcuno che può salvare la Lazio, che lo faccia ora, o soffra la Lazio con tutti i laziali, nei secoli dei secoli. Don't let Lazio down. Dal profondo gridò uno stadio semi-vuoto, un cuore semi-vuoto, e un dito che gratta, gratta, dove la ferita fa più male. Pochi mesi fa Onazi esultava al San Paolo. Ieri sorride mesto, quando gli dicono: ma il mercato, ma sei soddisfatto, sei rimasto. Suona la fisarmonica, la chitarra piange dolcemente, Onazi ciondola la testa, sorride, e nega tutto, dolcemente. E il cuore ci mente: non ti fa effetto, mente dolcemente. Qualcosa nel modo in cui si muove, Zarate, tutto l'ancheggiare antico di un primo amore mai dimenticato. Che gratta, gratta, gratta ancora. Mentre di sottofondo una chitarra piange, dolcemente, E non è l'unica, oggi. 

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