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Cosa c'è in una parata, decisiva, come quella di Wojciech Szczesny? Ci sono gli errori di Udine e Napoli. Prima un Europeo complicato. Riavvolgendo il nastro ancora, quell'intreccio di mercato con Gigio Donnarumma, che forse sarebbe andato alla Juve se solo il polacco avesse accettato di cambiare aria. E se, ovviamente, fosse arrivata un'offerta ritenuta adeguata dal club e dal suo entourage. Ecco, forse proprio il fantasma di Donnarumma ha condizionato più di ogni altra cosa l'opinione pubblica, perché il portiere della Nazionale rappresenta il più grande rimpianto di mercato, a ogni errore commesso veniva poi imputato una colpa ancor più grave in base a quell'ingaggio monstre (7 milioni netti cui aggiungere il ricco bonus permanenza per gli agenti) che lo ha reso di fatto invendibile, unito alla volontà dello stesso Szczesny di restare al suo posto. Cioè tra i pali della porta della Juve, perché ancora oggi è lui l'uomo scelto per raccogliere l'eredità di Gigi Buffon e lui da lì non si è mai voluto togliere. 
LA REAZIONE – Poi gli ultimi mesi sono stati complicati, decisamente complicati. Perché una volta archiviato il tormentone di mercato, incassata la fiducia della Juve e di Max Allegri che nei fatti non hanno forzato una sua cessione, comunque la partenza della stagione è stata da incubo. Clamorosi gli errori di Udine, che hanno costretto la Juve a tornare a casa con un solo punto. Pesanti anche quelli di Napoli, che hanno sancito una crisi nemmeno troppo mini e una partenza falsissima di tutta la squadra con un punto in tre partite. E se la Juve subiva gol ininterrottamente dallo scorso 2 marzo, più di una responsabilità era ovviamente anche di Szczesny. Poi però qualcosa è cambiato, di nuovo. E Tek è tornato a parare, a guidare con sicurezza la difesa bianconera, a difendere punti e non più a regalarli. Super su Kalulu contro il Milan sull'1-1, ultimo pareggio di una Juve che poi dopo i successi su Spezia e Sampdoria per 3-2 ha pure smesso di subire gol. Ora il risultato stampato in ciclostile è 1-0, come con Chelsea, Toro e ora Roma. Su cui c'è la firma a caratteri cubitali proprio di Szczesny. Perché tra un rigore concesso e un rigore parato c'è tutta la differenza del mondo, lui che ne ha parati 22 su 78 in carriera lo sa bene. E se ora la Juve è tornata a un passo del trenino delle prime è anche merito suo. O soprattutto, come in questo caso. Proprio come a inizio campionato era anche colpa sua. Adesso Szczesny rimette le cose a posto. Per far capire a tutti perché quel posto sia solo suo.