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Non sappiamo se quanto ha detto Gattuso sui giornalisti sia farina del suo sacco. Ci viene il sospetto di no, perché di solito è più originale di così, di sicuro meno superficiale, qualunquista, banale. Ha detto Rino, in sintesi, che negli ultimi dieci o quindici anni, sul web, vengono pubblicate tante cose false perché non c’è professionalità, mentre in passato non era così. E ha fatto l’esempio di alcuni giornalisti che aveva davanti in quel momento, che scrivono da tanti anni e che proprio per questo sono, o sarebbero, più affidabili. E ha chiuso dicendo che chi lavora sul web è fortunato, perché ha la possibilità di scrivere così, come viene. Una serie colossale di considerazioni buttate là, insomma, assolutamente senza senso. No, non possiamo pensare che arrivino da lui.

 

Abbiamo la fortuna di avere lavorato per oltre un quarto di secolo in quotidiani piuttosto importanti e adesso di essere qui, sul web, per una scelta di cui siamo entusiasti. Pensiamo, insomma, di avere quanto meno l’esperienza per discutere dell’argomento. E allora avremmo una serie di domande da rivolgere a Gattuso, o a chi per lui. Alcune sono queste, le più semplici, quasi imbarazzanti nella loro banalità: quelli che scrivono da tanti anni sono “nati imparati” oppure, all’inizio, anche loro non erano affidabili? I giovani non sono mai affidabili oppure non lo sono solo quelli di oggi, o solo quelli che scrivono sul web? E Gattuso, quando era un ragazzo, giocava per aiutare le sue squadre, e anche per crescere, oppure ha cominciato a giocare a trent’anni, quando era affidabile?

 

Le persone che Gattuso ha davanti nelle sue conferenze stampa non sono passate per caso davanti al centro sportivo di Milanello, sono entrate e si sono sedute a far domande: giovani e vecchi, sono stati ammessi dalla sua società. Di conseguenza hanno i titoli per essere lì, altrimenti resterebbero fuori. E se qualcuno scrive qualcosa di sbagliato - ma sbagliato sul serio, non secondo la visione di parte di Gattuso o del Milan - ci sono metodi assolutamente equi per difendersi: le querele. Chi può tutelare meglio e più della giustizia? Sempre che non si faccia confusione - e sarebbe oltremodo grave - tra siti e social, questi ultimi sì di libero accesso per chiunque (ma i cui utilizzatori sono senza accesso a Milanello, che altrimenti diventerebbe più popolato di piazza del Duomo).

 

Forse Gattuso - o chi per lui - non lo sa, ma le testate web sono registrate in tribunale, hanno un direttore responsabile e devono rispettare le stesse leggi di tutti gli altri organi di informazione. Dire: “Sul web vengono scritte cose non vere” significa generalizzare in modo scorretto e - anche qui - superficiale e banale. Un po’ come dire “gli allenatori sono presuntuosi” oppure “i calciatori sono ignoranti”. Ci sono allenatori presuntuosi e altri umili, calciatori ignoranti e altri colti. Così accade con i giornalisti: ce ne sono di bravi e di meno bravi. Sul web, sulla carta, in tv, alla radio.

 

Ah, dimenticavamo: sappia Gattuso, o chi per lui, che quei ragazzi a suo avviso “fortunati” spesso lavorano per una manciata di euro tante ore al giorno, perché intendono coltivare la loro passione per il giornalismo. Un po’ come faceva Rino quando voleva diventare calciatore. Chissà se qualcuno lo ha mai trattato come lui ha fatto con loro.

 

P.S. - Questo articolo non è una difesa di Calciomercato.com, a giorni il secondo e a giorni il terzo sito sportivo italiano, primo tra quelli che si occupano di solo calcio, il quale annovera tra i suoi collaboratori non solo tanti giovani preparati, seri, volenterosi e bravissimi ma anche molti “vecchi”, di quelli che piacciono a Gattuso (e anche a noi, ovviamente). Non ci sentiamo e non siamo toccati dalle sue parole, insomma. Questo è, semmai, un modo per chiarire a Rino - o a chi per lui - qual è la verità che si nasconde dietro un mondo che evidentemente non conosce. E che gli hanno spiegato malissimo.

 

@steagresti