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"Gli stadi sono quasi tutti di decenni fa e nei centri storici. Dobbiamo fare dei cambiamenti, perchè non si può rimanere sempre fermi per paura delle conseguenze. O ci rendiamo conto che attorno a questi temi serve fare qualcosa oppure continuiamo a rimanere immobili". Parola di Enrico Letta, 46 anni, neopresidente del Consiglio.

Forse è lo stesso Letta che siede in Parlamento dal 2001, essendo stato eletto deputato in quell'anno e, successivamente, sempre rieletto?

Forse è lo stesso Letta nominato nel 1998 ministro per le politiche comunitarie del primo governo D'Alema, diventando, fino a quel momento, il più giovane ministro nella storia della Repubblica?

Forse è lo stesso Letta successivamente ministro dell'industria nei Governi D'Alema 2, Amato 2 e poi sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri del governo Prodi 2? Sì, è sempre lo stesso. E, per tutto questo tempo, dov'è stato Letta, su Marte?

Lo sa, Letta, che della legge per la costruzione dei nuovi stadi si parla dal 2007, quando a Catania venne assassinato l'ispettore di polizia Filippo Raciti?

Lo sa Letta che, il 6 aprile 2009, l'allora sottosegreteraio alla presidenza del Consiglio con delega allo sport, Rocco Crimi disse: "Conto che la legge sugli stadi venga licenziata al Senato entro la fine dell'estate per poi passare alla Camera?".

Lo sa Letta che il Senato diede il via libera nell'ottobre del 2009 e poi il provvedimento tornò alla Canera per essere affossato con decine di emendamenti?

Lo sa Letta che, nel frattempo, a causa degli stadi italiani obsoleti, fatiscenti, sempre più insicuri e sempre meno frequentati, l'Italia ha perso la corsa all'organizzazione dell'Europeo 2012, vinta da Polonia e Ucraina nonchè all'Europeo 2016 che si disputerà in Francia?

Lo sa Letta che il governo di Parigi calcola almeno un punto di incremento percentuale del prodotto interno lordo con ricadute occupazionali definite "eccezionali", considerata la crisi e la valanga di disoccupati abbattutesi anche sull'Esagono? 

Lo sa Letta che, grazie alla putrida Casta di ogni colore, in questi anni sistematicamente capace di infischiarsene dello sport, del calcio e dell'impiantistica sportiva di ogni ordine e grado, in Italia esiste un solo stadio di proprietà, lo Juventus Stadium inaugurato nel settembre 2011, dopo tredici (13 anni) di rinvii, ritardi, ostacoli burocratici, mene e beghe di politicanti che in altri Paesi sarebbero stati presi a calci nel sedere? 

Lo sa Letta che, grazie allo Stadium, la Juve ha registrato un incremento del 32% di fatturato nel primo anno di gestione (34,6 milioni di euro?)

Lo sa Letta che la Premier League ha investito 4 miliardi di euro nei suoi stadi; che nel 2006 la Germania ha approfittato del Mondiale per spendere 2 miliardi di euro e realizzare le meraviglie della Bundesliga?

Lo sa Letta che l'età media di uno stadio italiano di serie A è di 63 anni (in B di 54 anni); che oltre alla casa della Juve, l'Uefa considera solo San Siro e l'Olimpico di Roma degni di uno standard europeo?

Lo sa Letta che gli introiti da stadio costituiscono soltanto il 13% dei ricavi delle società? Che nella stagione 2011-2012 i club hanno perso il 10,5% rispetto all'annata precedente, incassando 186 milioni di euro contro  i 428 milioni della Liga spagnola, i 411 milioni della Bundesliga, la cui media è stata di 44.521 spettatori paganti a partita?

Potremmo andare avanti per ore a raccontare a Letta e al suo governo che cosa significhi rifare gli impianti, non soltanto del calcio professionistico; quali siano le ricadute sul mondo del lavoro; quali vantaggi comporti la realizzazione di progetti come quello dell'Udinese che, entro il settembre 2014, rifarà a spese proprie il Friuli con un investimento di 26 milioni e il decisivo concorso del Comune di Udine, da cui è partita la concessione del diritto di superficie per i prossimi 99 anni.

Ci fermiamo qui, con due sommesse preghiere, a Letta e a tutti i politici, di maggioranza e opposizione. 1) Sugli stadi, non prendeteci per i fondelli. 2) Sveglia. Vogliamo fatti, non parole. 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com