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Dani Olmo è uno dei talenti più in vista dell'intero panorama calcistico europeo. Nato a Terrassa nel maggio 1998, gioca nella Dinamo Zagabria e ha trascinato la Spagna under 21 alla vittoria dell'Europeo con ben tre gol. Su di lui si sta scatenando una vera e propria asta che ha visto protagonisti anche club italiani. Per conoscere di più il ragazzo e saperne di più sul futuro, Calciomercato.com ha intervistato in esclusiva Miquel, padre del giocatore. 

Signor Olmo, la vittoria dell'Europeo under 21 è stata il punto esclamativo nella giovane carriera di suo figlio Dani: come sta vivendo questo grande momento?

"E' stata sicuramente la stagione più importante della vita sportiva di Dani. Non solo per l'Europeo, è stato eletto miglior giocatore del campionato croato da tutti gli allenatori e i capitani delle avversarie. E' stato inserito nell'undici ideale, ha vinto il premio per il miglior giovane. Ha fatto una grandissima stagione anche in Europa League, conquistando diverse vittorie importanti con la Dinamo Zagabria che non si qualificava al turno successivo da quasi 40 anni. Il finale è stato bellissimo: un grandissimo Europeo con la Spagna. Come sapete, non avevamo iniziato bene contro all'Italia. Avevamo perso per 3-1 e in quella partita Dani non aveva giocato. Dopo quei 90 minuti ci furono dei cambi, mio figlio è entrato nell'undici titolare ed è stato capace di mantenere un grande rendimento. Ha finito per essere il miglior marcatore spagnolo dell'Europeo, segnando un gol nella finale ed entrando nell'undici ideale della manifestazione. Credo, senza dubbio, che non poteva scrivere una storia migliore, per la sua famiglia e per tutti quelli che gli stanno intorno".

 Il calcio era già nel destino di Dani: lei è stato un giocatore professionista e allenatore. Ci può raccontare com'è il rapporto tra la famiglia Olmo e lo sport?

"Dani ha sempre vissuto con grande passione e partecipazione questo sport. Ha iniziato da piccolissimo con suo fratello maggiore, giocando nella sua stessa squadra. Dani ha sempre visto nel fratello un punto di riferimento. Siamo una famiglia di sportivi, non solo io ho avuto una carriera professionista ma anche suo zio, mio fratello come allenatore. Il padrino di Dani è un preparatore atletico ed è stato in Italia nelle fila dell'Udinese. Quando era piccolissimo ci siamo sempre preoccupati di fargli imparare altri sport come il tennis. Sopratutto in estate, quando il calcio si fermava, Dani svolgeva altre discipline come il nuoto o il basket. Abbiamo sempre ritenuto che dovesse conoscere altro oltre il calcio".

Chi è il suo atleta preferito? 

"Nadal, senza dubbi. Nadal è il migliore atleta spagnolo di tutti i tempi. E' un'icona, un punto di riferimento per tutti. Io sempre dico che per arrivare al livello dove è arrivato Dani devi avere talento. Ma il meglio di Dani è nella sua testa e per questo ha Nadal come punto di riferimento".

Il coraggio non gli è mai mancato. A 16 anni ha lasciato il Barcellona per la Dinamo Zagabria, ci spiega cosa vi ha portato a questa scelta?

"Prendere questa decisione, e Dani lo ha sottolineato spesso, è stata la più difficile di tutta la sua vita. Io stavo allenando nella seconda divisione spagnola e mi hanno massacrato, mi dicevano che ero pazzo, mi dicevano che stavo rovinando la carriera di mio figlio, che ero il responsabile. Oggi è cambiato tutto; dicono che siamo stati valorosi, coraggiosi e che è stata la migliore decisione. Tutto dipende dal risultato, mentre io ho sempre insegnato ai miei figli che nella vita non tutto dipende da quello. Uno deve essere capace di fare delle scelte nella sua vita. Adesso siamo molto felici per come sta Dani. Lasciare il Barcellona non è stato facile, specie se ne eri il capitano. Era un giocatore della Nazionale under. Se ne andò per andare nel miglior club croato ma in una Liga minore. Non è facile".

Si è scritto molto della possibilità che il Barcellona potesse riportare Olmo a casa: quanto c'è stato di vero in queste indiscrezioni?

"Nel Barcellona ci sono due correnti di pensiero: la prima è quella se un
giocatore va via non deve tornare, la seconda capisce che un giocatore come Dani può avere la possibilità di tornare in un calcio che conosce, che lo ha creato come atleta e calciatore. Che può dare ancora tanto. Adesso è difficile perché il Barcellona è una grandissimo club e questo è un momento trascendentale nella carriera di Dani. Più che la dimensione del club, Dani necessita di una società con un progetto sportivo fondato sulle sue qualità. Deve avere la possibilità di giocare e crescere".

In queste possibili squadre c'è il Milan? Sappiamo che si era interessato a lui.

"E' vero, abbiamo incontrato il Milan quando c'era Leonardo. Non so se il suo addio, o il cambio di direzione sportiva o il fatto che non sono riusciti a trovare un accordo con la Dinamo ha raffreddato l'interesse".

Non ci sono più possibilità con i rossoneri?

"Non lo so sinceramente, non è una domanda da fare a me. Quello che posso dire che il Milan è uno dei club più grandi, per qualsiasi calciatore di livello deve essere un orgoglio e una possibilità giocare con quella maglia".

Molte squadre si sono interessate a lui in questa sessione di mercato come Ajax, Borussia Dortmund e Bayern Monaco. Resterà alla Dinamo Zagabria o lascerà il club?

"In questo momento non lo so, Dani ha un contratto con la Dinamo. Il club conosce la nostra volontà di andare via, crediamo che sia il momento giusto. Non solo per gli obiettivi di Dani ma anche per la Dinamo stessa: possono fare una buona e interessante operazione economica. Dani deve avere la possibilità di andare in un campionato di primissimo livello. Sono tanti i club che si sono interessati ma non posso fare nomi o l'elenco per rispetto di essi".

 In Italia c'era solo il Milan interessato?

"Abbiamo avuto due riunioni in Italia, una con il Milan e una con un altro grande club. Per raggiungere un accordo serve trovare un'intesa con la Dinamo Zagabria".

La valutazione di Dani Olmo che ne fa la Dinamo Zagabria è di 40 milioni euro?

"Sì, esatto".

Quale potrebbe esser il campionato ideale per Olmo?

"Più che il campionato, noi cerchiamo il progetto. Cosa pensa il club, o l'allenatore. Vogliamo un progetto simile a quello che ci aveva prospettato la Dinamo Zagabria ormai cinque anni fa, però proiettato alla dimensione che ha conquistato mio figlio nel panorama calcistico. Mio figlio vuole giocare: se dovesse arrivare il Real Madrid o il Barcellona ma senza possibilità di giocare, non sarebbe una buona tappa per lui".