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    Lo stile di questa Juventus e la classe di Michel Platini

    Lo stile di questa Juventus e la classe di Michel Platini

    • Marco Bernardini
      Marco Bernardini
    Diceva Nanni Moretti in un suo celebre film: “Mi noterebbero di più se non vado alla festa oppure se mi presento e poi di faccio da parte?”. Probabilmente i “capi” Agnelli e Arrivabene di questa Juventus che non smette di sorprendere più nel male che non nel bene hanno fatto il medesimo ragionamento del regista rispetto alla necessità di presenziare oppure no alle esequie di Francesco Morini. 

    Alla fine hanno sciaguratamente stabilito che era meglio far finta di nulla e che il twitter pubblicato subito dopo aver ricevuto la triste notizia del decesso poteva essere sufficiente. Morale. Manco un piccolo gonfalone bianconero accanto al feretro di un uomo che aveva speso ventisei anni della sua vita per operare come calciatore prima e come dirigente dopo a favore di una società che per lui era una casa. Soltanto una corona di fiori ordinata, evidentemente, dalla segretaria e nessuna presenza fisica. 

    Una clamorosa gaffe, ma soprattutto un segnale di vergognosa maleducazione che neppure la visita in mattinata alla camera ardente, a titolo, personale di Massimiliano Allegri e servita ad annacquare. Eppure il presidente Andrea pendola regolarmente tra Torino e Forte dei Marmi dove ha la casa per la villeggiatura. Venti minuti di automobile bastano per raggiungere, dalla costa, il paesino di Metato nel cui cimitero ora riposa il pirata Morgan.

    Di contro, senza tanto chiasso e senza esporsi più del dovuto evitando ogni tipo di intervista, davanti alla chiesa si è presentato, in compagnia di Marco Tardelli, Michel Platini. Marco arrivava da Roma. Michel addirittura da Cassis che si trova a venti chilometri da Marsiglia e impone in viaggio molto lungo. L’ex ”roi” del calcio internazionale, sudato dentro il suo vestito grigio scuro, ha dimostrato per l’ennesima volta che la classe non è acqua soprattutto se esemplificata fuori dal terreno di gioco e applicata nei rapporti umani. 

    Platini ne ha passate di tutti i colori e ha pagato un prezzo altissimo alla sua ambizione che lo ha portato a entrare nella centrifuga del Potere che lo ha puntualmente tritato vivo prima di rigettarlo fuori. Il “politico” Michel oggi non esiste più. Ma è rimasto l’uomo con tutte le sue qualità di eleganza interiore. Quello che, ieri, ha omaggiato un suo ex dirigente il quale all’epoca era team manager della Juventus bonipertiana. Un esempio di classe autentica. Quella che non è possibile comprare da nessuna parte. Uno schiaffo in faccia, meritatissimo, allo “stile” di questa nuova società di manager aridi e con le dita sempre umide per contare i quattrini che, visti gli ultimi risultati, manco sanno spendere con profitto.

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