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Sembra un film ormai visto. Intitolarlo un “Americano a Roma” non si può, perché è già stato girato ed è irripetibile. Sarebbe possibile intitolarlo “Un Americano in Italia 2”, visto che l’1 è stato realizzato. Lo spunto, alla lontana, potrebbe essere la famosa scena in cui Totò vende la fontana di Trevi a un signore di Kansas City o Cincinnati. Forse è un po’ esagerato considerare gli americani che vogliono investire nel nostro Paese, alla stregua - come dire - d’ingenui entusiasti, ammaliati dalla storia, dalla bellezza, dai prezzi abbordabili, dal fascino e dalle occasioni, pullulanti nella nostra terra. Ma il nuovo proprietario della Fiorentina sembra ricalcare in tutto le orme di James Pallotta: entrambi paiono precipitati nel Paese delle Meraviglie.

Sì, anche Commisso, nel giro di pochi mesi, dopo il suo predecessore abruzzese, James Joseph Pallotta junior, comincia a coltivare il poetico sentimento dello stupore e quello, più doloroso, dell’amarezza. Montella se lo è trovato in casa e quindi che doveva fare? I tifosi viola non sono mica tanto educati a prendersela con i morti juventini (Scirea e Heysel) e perciò “sarebbe il caso che la smettessero con certe scritte, certi cori”. Ma, soprattutto, dovrebbero mostrare il dovuto e civile rispetto nei confronti dei meridionali. Perché? Perché lui è di origini calabresi e alle sue origini ci tiene moltissimo.

Al di là delle motivazioni (la questione Montella è puramente tecnica), siamo perfettamente d’accordo con lui: una considerazione di basica civiltà imporrebbe il rispetto per gli avversari (soprattutto per chi è tragicamente scomparso) e per gli abitanti di regioni diverse dalla propria. Quindi, ben vengano esternazioni di tale lapalissiano buon senso. Evidentemente nessuno, nemmeno il suo braccio destro Joe Barone (meridionale anche lui ) gli ha spiegato chi fossero i tifosi italiani. E, a ben vedere, non solo loro. Non devono avergli spiegato nemmeno cosa fosse l’Italia. Rocco Commisso forse se l’era immaginata dai racconti del nonno e della nonna: un Paese pieno di sole, di gente generosa, di eccelsi vini e pietanze, di imprenditori coraggiosi e amministratori lungimiranti. Insomma, un piccolo paradiso terrestre, ideale per investire e far crescere nuovi progetti, anche quelli legati allo sport nazionale, a quel calcio che lui, negli States, ha imparato col suo New York Cosmos, ad amare tanto.

Perciò c’è rimasto male quando, portando già i piani di massima per il nuovo stadio con relativo indotto (palestre, piscine, negozi, hotel ) ha ricevuto risposte vaghe e freddine. Quando ha chiesto “quali tempi si prevedono per i permessi” ha ricevuto come risposta: “Mah, forse, chissà…”. Già, non credeva fosse così difficile. Una sola domanda: prima di comprare la Fiorentina perché non ha chiesto qualche informazione a Pallotta?