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Dicono che Tommaso Mancini sia forte per davvero. Ha compiuto 18 anni il 23 luglio, ha messo insieme in 2 stagioni 13 presenze col Vicenza in Serie B, di cui 4 su 8 da titolare nell’ultimo campionato, non ha mai segnato un gol tra i professionisti. Numeri evidentemente ancora abbastanza banali, anche per un giovanissimo. Lo voleva fra gli altri il Milan, lo sta per prendere la Juventus, che pare offra di meno al Vicenza (2 milioni contro 2 milioni e mezzo), ma di più alla famiglia del giovane centravanti.

Tommaso non ha agente, fa tutto il papà. Che secondo il quotidiano Repubblica ha chiesto e avrà 2 milioni di commissione sul trasferimento del figlio. Per qualcuno è immorale, per noi – che non ci permettiamo di misurare la moralità di nessuno – è semplicemente uno scandalo. Come lo sono le commissioni, anche ben più alte, che ormai quasi sempre vengono pagate ad agenti e intermediari per il trasferimento dei calciatori, anche i più affermati.

C’erano una volta i presidenti che mettevano il grano e i direttori sportivi che trattavano da sponde opposte, i giocatori della squadra, con i soldi dei padroni. Poi sono arrivati i procuratori, a rappresentare gli atleti al momento della firma e della discussione del contratto. Ma almeno fino a quel momento l’equazione aveva un senso: avvalersi di un professionista che sapesse fare ciò che un giocatore difficilmente era in grado di fare al meglio.
Oggi imperano i sensali del pallone, persone che senza nemmeno avere la procura di un calciatore, lo piazzano al miglior offerente. L’Inter, per non citare che un caso, ha 3 direttori eppure per quasi tutte le trattative, soprattutto le cessioni, si affida all’intermediario Busardò. Se la Juventus spende 4 milioni per Mancini, ma di questi solo 2 restano nel sistema calcio, è evidente che il sistema calcio s’impoverisce. E così ogni volta di più. È tutto lì lo scandalo: se alla Juve piace Mancini, perché non le basta pagare il Vicenza? Perché serve la gabella all’intermediario, qui peraltro cara come il cartellino?

Pare che il circolo vizioso non si possa spezzare e invece non è vero. Cosa accadrebbe se tutti i club, ma proprio tutti, in Italia, in Europa e nel mondo, rifiutassero di riconoscere ai sensali commissioni senza senso? E se in subordine fosse la Fifa a fissare un tetto equo? La bolla si sgonfierebbe, anche molto rapidamente. E ci guadagnerebbero tutti, meno quelli dal calcio sono fuori. Nello specifico, il Vicenza incasserebbe non 2 milioni e mezzo, ma almeno 3 e la Juventus ne risparmierebbe uno. L’agente (quelli veri, iscritti all’albo, non i famigliari), come un tempo, avrebbe la sua commissione sull’ingaggio e non sul trasferimento, pagata dal rappresentato o dal club a seconda degli accordi, ma tutto finirebbe lì, con risparmi e denaro che, restando all’interno del sistema, contribuirebbe ad alimentarlo. È solo un’utopia? A volte perché le utopie diventino realtà basta volerlo e non a caso c’è già chi ha cominciato a combattere. Chi non lo fa, probabilmente sa perché.

@GianniVisnadi