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«È passato il tempo in cui le grandi squa dre si presentavano al City of Manchester con i favori del pronostico». Trasuda orgoglio Vincent Kompany a tre gior ni dalla vittoria sul Chelsea. Quello che si respira in una città dove fino a un paio d’an ni fa essere tifosi del City (e ce ne sono davvero tanti) signifi cava sentirsi figli di un dio minore, mentre oggi le stesse persone hanno la sensazione di trovarsi sulla sponda giu sta del fiume. Il giorno dell’ac quisto di Carlitos Tevez an che chi tifa United capì che nulla sarebbe più stato come prima. A ricordarglielo contri buiva una gigantografia del l’argentino (in maglia celeste) appesa in Deansgate, in cui campeggiavano le parole: «Benvenuti a Manchester». Alex Ferguson non gradì e disse che erano mezzucci da piccola squadra, ma da quel giorno il City riecheggia spes so nei suoi discorsi, cosa mai successa in precedenza. La definitiva trasformazione è però stata affidata a Roberto Mancini. Se nel dicembre scorso, al momento dello sbarco sulla panchina occu pata fino a qualche giorno prima da Mark Hughes, gli opinionisti inglesi discettava no soprattutto sull’eleganza del Mancio, oggi devono rico noscerne la determinazione con cui insegue l’obiettivo di far sedere il City al tavolo dei grandi del calcio europeo. Sa bato con il Chelsea c’è riusci to, ridando linfa a un campio nato reso asfittico dal netto predominio della banda An celotti. Ma la differenza tra le grandi squadre e quelle mediocri sta essenzialmente nella continuità e l’ex tecnico nerazzurro lo sa bene: «Do mani in Europa League mi aspetto delle conferme, per ché affronteremo un’altra grande squadra: la Juve. Non mi curo dei molti gol subiti dalla loro difesa, perché spes so ne segnano uno in più. E hanno trovato in Milos Kra sic un leader. Conosco bene le sue doti e non sono stupito, Krasic è un grande giocato re ». 

OPPOSTI A CONFRONTO - E gioca sulla fascia destra, ov vero si contrapporrà al terzi no sinistro del City. Tasto de licato, perché gli infortuni di Aleksandar Kolarov e di Wayne Bridge hanno creato un buco nella rosa, coperto sa bato scorso dall’ottima prova di Pablo Zabaleta, specialista della fascia destra, riconverti tosi per l’occasione sulla cor sia opposta. Zabaleta però è un brevilineo, che potrebbe patire assai la preponderan za fisica dell’erede di Nedved. Anche se non è certo la difesa il cruccio di Mancini. Quello è un problema che il tecnico del City lascia volentieri a Gigi Del Neri. In effetti il confron to ha una caratteristica curio sa, si scontrano la miglior di fesa d’Inghilterra e il miglior attacco d’Italia. Cosa possa uscirne è un bell’interrogati vo. Mancini da parte sua rive la una certezza: «Stiamo di ventando una vera squadra, dove ci si aiuta per gli interi 90’. I progressi sono evidenti, anche se prima non è che gio cassimo così male».