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L’unica cosa certa è che Mario Draghi, per fortuna dell’Italia, rimarrà al suo posto come Presidente del Consiglio fino alla scadenza della legislatura. Il restò è avvolto dalla nebbia più fitta tipo quelle di una volta dove poteva accadere di posteggiare l’automobile al pomeriggio in una strada di Milano eppoi, la sera, toccava tornare a casa in tram perché non riuscivi più a trovare dove l’avevi messa.

Le promesse fatte ieri da Enrico Letta, per la serie vedrete che domani troveremo un accordo condiviso da tutti, erano quelle classiche del marinaio. Anche l’ultima tornata elettorale ha messo in mostra una sempre più crescente confusione e la quasi certezza che nessuno abbia voglia di sciogliere il nodo del nuovo presidente in termini vantaggiosi non per i partiti ma per il popolo italiano che lo meriterebbe. Una sfilza di nomi che cadono uno dietro l’altro vuoi perché bocciati dal centrodestra e vuoi perché invisi al centrosinistra

Gli ultimi, quello di Casini uomo che strizza l’occhio al Partito Democratico e quello di Cassese, il quale ha comunque ottantasette anni. Gli ottimisti parlano di stallo. I realisti dicono che ci si trova in un autentico cul de sac dal quale neppure domani o domani l’altro si potrà uscire. 
La vera verità è che nessuno tra i nomi dei papabili fatti corrisponde al personaggio del quale il Paese e anche ila politica avrebbe necessità
. Intanto, ad ogni votazione, cresce sempre di più il numero delle schede con soprascritto il nome di Sergio Mattrella. Non si tratta di un semplice caso e neppure di una strategia tesa a confondere o a distrarre.

Suona, in realtà, come un messaggio ben preciso che i grandi elettori provvisti di buon senso intendono lanciare all’unico uomo che lo stesso popolo vorrebbe veder tornare al posto appena lasciato. Mattarella, a questo punto e proprio per amore di quel Paese per il quale ha speso onestamente sette anni della sua vita, dovrebbe fare come Cincinnato e rivedere la propria agenda di cittadino e di nonno alla quale ha detto di volersi dedicare.

Da eccellente statista qual è dovrebbe prendere atto che soltanto lui, magari anche soltanto per un anno e mezzo, è in gradi di interrompere questo festival degli orrori. La speranza, sincera, è che “Il presidente” disponga un nuovo trasloco facendo riportare i suo scatoloni al Quirinale