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  • Mercato d'altri tempi: 1942, ecco come il Torino comprò Valentino Mazzola

    Mercato d'altri tempi: 1942, ecco come il Torino comprò Valentino Mazzola

    • Alessandro Bassi
    Gli orrori della Seconda guerra mondiale stanno invadendo e dilaniando il mondo intero, l'Italia subisce i primi bombardamenti dei suoi centri cittadini più importanti ma il calcio italiano prosegue ancora la sua storia come se niente fosse. Anzi, l'estate del 1942 è tutta nel segno del Torino del patron Novo, molto attivo al calciomercato, tanto da arrivare ad una cifra record per l'epoca. Proprio quell'estate arriva in granata il calciatore destinato a diventare il simbolo di quel Torino: Valentino Mazzola.

    SCUDETTO SUL FILO DI LANA - La stagione 1941/42 parte sul finire di ottobre con il Bologna di Felsner campione d'Italia in carica. È un torneo pieno di sorprese: il Bologna parte malissimo e sin da subito esce dalla sfida per la conquista dello scudetto, sfida nella quale entra invece la Roma guidata dal giovanissimo Amadei. I capitolini assieme all'altra sorpresa Venezia e al Torino del neo acquisto Gabetto dominano la stagione a arrivano alla terzultima giornata ancora tutte e tre in lotta per la vittoria finale. Domenica 31 maggio è la giornata decisiva. La Roma batte sonoramente 6-0 l'Ambrosiana-Inter mentre nello scontro diretto di Venezia i lagunari battono 3-1 il Torino: la Roma conquista così la vetta della classifica che non lascerà più, laureandosi per la prima volta nella sua storia campione d'Italia. La squadra rivelazione di quell'anno, però, è il Venezia che il suo allenatore Rebuffo fa giocare con il sistema e ha come mezzali due fuoriclasse: Loik e Mazzola.

    VALENTINO - Di Mazzola non ci sarebbe forse bisogno di dire molto. Considerato tra i più foti calciatori italiani di ogni epoca, Mazzola è stato tra i più alti interpreti europei del ruolo di mezzala sinistra. Inizia la sua carriera da attaccante nella squadra dell'Alfa Romeo, dopo aver giocato nei campionati giovanili minori. Mazzola inizia a lavorare giovanissimo, deve aiutare la famiglia che si trova in condizioni economiche difficili dopo che il padre ha perso il lavoro, ma non rinuncia alla sua passione per il calcio. Nel 1938 passa all'Alfa Romeo che oltre a farlo giocare nella squadra militante in serie C gli offre un posto di lavoro. Proprio l'occupazione lavorativa fa propendere il giovane Mazzola ad accettare quell'offerta e a scartare quella che nel frattempo gli ha fatto il Milano, per giocare da professionista. Altri tempi rispetto ai nostri, decisamente.

    L'anno decisivo per la carriera di Valentino è quello successivo, quando viene ingaggiato dal Venezia su precisa richiesta dell'allenatore Girani. Dopo alcuni mesi con la squadra riserve, Mazzola esordisce nel 1940 con la prima squadra del Venezia e gioca la sua prima gara in serie A il 31 marzo 1940 contro la Lazio. Da quel momento non si ferma più. Nella carriera di Mazzola un altro momento è da considerarsi decisivo. Il Venezia sostituisce Girani con Rebuffo il quale ha la grande intuizione di spostare Valentino da attaccante ad interno sinistro: è l'inizio della ascesa del giocatore ai livelli più altri del nostro calcio. Come mezzala Mazzola diventerà un autentico fuoriclasse, un vero centrocampista universale forte nel recupero palla e nell'impostazione della manovra e ottimo fromboliere. Tre campionati con il Venezia in serie A con una Coppa Italia conquistata e nel 1941 e un terzo posto in campionato nel 1942. Dal luglio 1942 e sino alla tragedia di Superga Mazzola sarà la bandiera, l'icona di quello che per sempre verrà ricordato come il Grande Torino, conquistando con i granata cinque scudetti e una Coppa Italia.

    DEMOLITO IL MURO DEL MILIONE - Come detto Mazzola con il Venezia si mette in luce con un altro calciatore, che assieme a lui sarà destinato a formare una delle coppie di mezzali più forti di tutti i tempi, il fiumano Ezio Loik. Loik e Mazzola si completano al meglio, formando la migliore coppia di centrocampisti italiana, portano il Venezia a conquistare la Coppa Italia del 1941, quando in finale i lagunari pareggiano contro la Roma 3-3, dopo essere stati sotto per 0-3 e vincendo 1-0 la gara di ritorno. L'anno successivo i lagunari, reduci dal 12° posto dell'anno prima, lottano per lo scudetto con Torino e Roma. A quel punto il talento di Mazzola e Loik non può più passare inosservato. Proprio nel giorno in cui il Torino perde lo scudetto venendo battuto 3-1 dal Venezia il presidente granata Novo al temine dell'incontro scende negli spogliatoi e chiude l'acquisto di Mazzola e Loik per la favolosa cifra di 1.200.000 lire, più Petrone Mezzadra, staccando l'assegno e consegnandolo direttamente nella mani del presidente veneziano Bennati, battendo sul tempo la concorrenza della Juventus. La vicenda però è controversa. I giornali e le società danno la notizia i primi giorni di luglio, appena aperte le liste di trasferimento. Alcuni storici però danno per buona questa ricostruzione, suffragata peraltro dal fatto che già con la metà di giugno La Gazzetta dello Sport inizia a parlare di questa operazione tra le due società definendola “molto probabile”. Tanto ci sarebbe da dire sull'argomento. Anche la Juventus si era interessata a Loik e Mazzola e aveva già imbastito una trattativa con il Venezia con un'ultima proposta di 800.000 lire, incontrando però il rifiuto dei lagunari. Umberto Maggioli su La Gazzetta dello Sport scrive che il presidente del Venezia anche a Novo avrebbe detto che al di sotto del milione non sarebbe mai sceso, perchè “per meno ci avrebbero rimesso”. Il Venezia voleva dunque almeno un milione per privarsi dei due assi, e il Torino come abbiamo visto arriverà a pagare la cifra record per l'epoca di 1.200.000 lire, ma Brera insinua pure che abbia giocato un ruolo decisivo nei giocatori la scelta del Torino il fatto che Pozzo sia intervenuto per consigliare Loik e Mazzola di preferire il trasferimento in granata poiché questo avrebbe giovato al loro futuro in Nazionale. Alla fine, come abbiamo visto, Mazzola e Loik andranno al Torino per iniziare a scrivere la leggenda granata.
     
     
    (Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)

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