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È stata una Coppa America unica, in tutti i sensi. Si sarebbe dovuta disputare tra Colombia e Argentina, è stata a rischio cancellazione e alla fine si è giocata a porte chiuse in Brasile, paese ancora fortemente colpito dal covid. La quarantasettesima edizione si concluderà questa notte, sveglia puntata alle 2 per gustarsi una finale unica tra Argentina e Brasile al Maracaná. Sarà anche la sfida tra i due amici Messi e Neymar, con uno dei due che alla fine farà, inevitabilmente, piangere l'altro. In occasione della finale la CONMEBOL ha consentito l'accesso a circa 5500 persone, una buona notizia per non ascoltare un Maracaná in completo silenzio. Le due Nazionali erano le favorite dall'inizio per arrivare fino in fondo e hanno compiuto le attese. Adesso ci aspetta un grande classico e un incontro che potrebbe anche anticipare il vincitore del prossimo pallone d'oro. I precedenti negli anni Duemila sono entrambi a favore del Brasile: vittoria nel 2004 ai rigori e un secco 3-0 nel 2007 in Venezuela. Anche il rapporto generale con le recenti finali sorride alla Seleçao, con sette vittorie su sette; l'Argentina, invece, ha perso le ultime sei che ha disputato.

L'ORA DI MESSI - I riflettori saranno puntati su Messi, com'è normale che sia, ma questa Argentina non è solo Leo. Il merito è di Scaloni, ct di 43 anni subentrato ad interim a Sampaoli dopo il Mondiale 2018 e poi confermato per il buono lavoro svolto, soprattutto con il ricambio generazionale. Sono 36 infatti i giocatori che hanno debuttato nell'era Scaloni con la camiseta dell'Argentina. Uno dei più importanti è Rodrigo De Paul, pilastro della squadra, ma anche Nico Gonzalez, l'esterno d'attacco neo acquisto della Fiorentina. In porta sta trovando molto protagonismo Emiliano Martinez, autentico eroe nella serie dei rigori in semifinale contro la Colombia. Lautaro sta giocando bene per la squadra e ha segnato 3 reti, è il punto di riferimento offensivo insieme a Messi, con cui si trova benissimo. Il torneo che sta giocando il diez argentino merita un capitolo a parte: 4 gol e 5 assist forniti (leader in entrambe le classifiche), primo per dribbling completati, passaggi chiave e tiri in porta in totale (fonte SofaScore). La differenza rispetto agli ultimi anni è che Leo è ben accompagnato, magari non da stelle come in passato, ma da giocatori funzionali che sanno quello che devono fare. Il risultato si può osservare facilmente sul campo: Messi si diverte e fa divertire, capitano in piazza supportato da un fedele esercito. Dopo aver perso tre finali con la Selección (Mondiale 2014, Coppa America 2015 e 2016), l'obiettivo è quello di riportare un trofeo che in Argentina manca dal 1993. E trionfare così in un gran torneo per la prima volta con la sua Nazionale.
UN BRASILE INFERMABILE - Dall'altra parte ci saranno i campioni in carica del Brasile, Nazionale che negli ultimi anni è sempre stata una spanna sopra le altre in Sudamerica. Anche in questo caso va dato merito al ct Tite, capace di gestire con il giusto polso una squadra piena di grandi giocatori. Neymar è l'epicentro del gioco verdeoro, accompagnato da Everton, Richarlison e un rinato Paquetá, che si è preso a sorpresa il posto di trequartista nel 4-2-3-1. L'ex Milan ha segnato prima il gol decisivo ai quarti contro il Cile e poi in semifinale con il Perù. La squadra di Tite trova il suo punto di forza nella solidità grazie al reparto arretrato, con Thiago Silva e Marquinhos centrali, e Casemiro e Fred come mediani. La superiorità è stata netta in questa Coppa America, con 12 gol fatti e soli 2 subiti in 6 partite e un dominio totale esercitato dal primo incontro. Anche nel caso della Seleçao la squadra è sulle spalle del suo numero 10: Neymar ha segnato 2 gol, distribuito 3 assist ed è primo per grandi occasioni create (9). Fútbol contro Futebol, Messi contro Neymar, più semplicemente Argentina contro Brasile. Insomma, una finale che promette davvero spettacolo.