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Hanno sfrattato Messi. Gli hanno indicato la porta e gli hanno detto “prego, quella è l’uscita” o - a volerla guardare da un’altra prospettiva - si è chiuso lui fuori di casa. Ha provato ad infilare la chiave nella toppa, ma ha scoperto di avere la chiave sbagliata. La notizia: Leo Messi - campione in carica - non è tra i candidati del Pallone d’Oro. Non c’è posto per lui tra i 30 migliori calciatori che se la giocheranno - ma anche no: il designato da tutti è Karim Benzema - per aggiudicarsi il trofeo individuale più ambito. Quelli di “France Football” hanno di fatto decretato la fine di un’epoca. Dopo 17 anni e 7 Palloni d’Oro, dopo stagioni in cui se non vinceva finiva comunque sul podio, dopo essere stato il dittatore di un paio di generazioni, dopo che per una vita eravamo abituato a vederlo lì; Leo Messi è uscito dal gruppo, come il Jack Frusciante del celebre romanzo di Enrico Brizzi. Chissà se questo è il finale, o soltanto un'uscita di scena temporanea.

Beffa delle beffe: Cristiano Ronaldo c’è. Sempre lui, ancora lui. A timbrare la 18ª candidatura (nessuno nella storia del trofeo ne ha avute così tante), a ribadire - con i suoi 37 anni - di essere ancora in grado di aggrapparsi alla liana giusta: tutti a dire che il suo ritorno con la maglia del Manchester United è stata una pessima idea, ma 18 gol li ha comunque segnati. In verità Messi ha pagato la prima deludente stagione con il Psg. Sei soli gol (conditi da 14 assist) in Ligue 1 l’anno scorso, più 5 (ma l’eliminazione agli ottavi contro il Real Madrid) in Champions League: una miseria. L’impressione di tutti è che Messi sia rimasto - con il cuore, con la testa - ancora a Barcellona. Non è tanto l’età (35 anni) a condizionarne le prestazioni, quanto la spiacevole sensazione di non sentirsi a casa. Ospite a Parigi, turista per caso sotto la Torre Eiffel. Nella foto di gruppo Messi non c’è più. Lo smoking resta in armadio, il 17 ottobre al Theatre du Chatelet di Parigi ad alzare il trofeo sarà un altro. Non servano a consolazione i 30 milioni di euro di ingaggio stagionali, quando vedrà - con ogni probabilità - Benzema alzare il trofeo e prendere il suo posto nell’albo d’oro.
Nel listone dei 30 non c’è nemmeno Neymar, ormai declassato a spalla. Non c’è nessun italiano, ma non è una novità: il livello del nostro calcio è questo, nessuno faccia finta di stupirsi. Non c’è nemmeno Gigione Donnarumma, che solo un anno fa era stato votato miglior azzurro all’Europeo. Le squadre più presenti sono il Real Madrid e il Manchester City (5 giocatori a testa, anche se nel pacchetto Real è entrato da pochi giorni Rudiger, che però è stato valutato per il campionato con il Chelsea). La nostra Serie A è presente con soli 3 giocatori: sono Leao e Maignan (Milan) e Vlahovic, che ha diviso lo scorso campionato tra Fiorentina e Juventus. A guardarsi intorno, infatti, non è che le scelte abbondassero. Ma l'unica vera notizia - una rivoluzione - è che il re del mondo si è scoperto improvvisamente fragile. La distanza che c’è stata tra la grande attesa nel vedere Messi fuori dal suo giardino di casa e le sentenze della stagione parigina, hanno silenziato anche chi continua a reputarlo - non senza ragione - il miglior giocatore del mondo. Per smentire tutti, e per riprendersi quella corona che gli è stata sfilata, La Pulce ha una sola grande occasione. Il Mondiale in Qatar. Quella Coppa del mondo che insegue dal 2006, raccogliendo però - in quattro edizioni di fila - solo delusioni. Sarà la volta buona?