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Cari tifosi del Milan, allacciate le cinture. E’ in arrivo una grossa turbolenza sul pianeta rossonero, destinata almeno a fare chiarezza sul futuro della società e quindi della squadra. La quiete prima della tempesta è rappresentata dall’ottimo lavoro di Pioli, dalla crescita di Rebic, non a caso vicecampione del mondo con la Croazia, e dalla possibilità che il totem Ibrahimovic non sia di passaggio. Per programmare un Milan finalmente in grado di puntare al ritorno in Champions League ci vuole molto altro però.

Ci vogliono rinforzi di qualità in tutti i reparti, con la giusta iniezione di esperienza che quest’anno è mancata ed è all’origine dei troppi cali di tensione, come si è visto prima e dopo il derby dei rimpianti. E per scegliere i giocatori occorrono dirigenti competenti, con una società che gli conceda piena indipendenza a livello tecnico e una adeguata disponibilità economica. Proprio queste due componenti sono colpevolmente mancate l’estate scorsa e non dovrebbero più mancare nelle programmazione per la nuova stagione. Il condizionale, però, è d’obbligo, perché la turbolenza in arrivo è figlia delle continue divergenze d’opinione del passato e peggio ancora del presente. La nuvola nera carica di pioggia con avvisaglie di temporale è rappresentata dai contatti dell’amministratore delegato Gazidis con il tecnico manager tedesco Rangnick. Una chiara e grave invasione di campo nei confronti di Boban e Maldini, cui spettano appunto le scelte tecniche, visto che Gazidis dovrebbe occuparsi soltanto della parte finanziaria e commerciale, tra l’altro senza alcun risultato fin qui.
In una società che funziona dovrebbe esserci dialogo tra le varie componenti, mentre Gazidis ha sempre deciso di testa sua, provocando la giusta reazione di Maldini che ha definito un “profilo non adatto al Milan quello di Rangnick”, sottolineando non a caso che parlava “come responsabile dell’area sportiva”. A quel punto tutti hanno capito che ci sono due anime con diverse visioni e non una linea comune nel Milan. E siccome Gazidis ha incominciato a sentire puzza di bruciato, ha cercato di gettare acqua sul fuoco nella sua recente visita alla Gazzetta dello Sport, in cui peraltro ha smentito l’accordo ma non i contatti con Rangnick, aggiungendo che c’è soltanto un Milan con una linea comune condivisa quotidianamente con Boban e Maldini. Proprio questa affermazione ha irritato Boban e Maldini, che avevano dovuto fare i salti mortali per convincerlo a dare l’ok all’arrivo di Ibrahimovic, dopo le precedenti bocciature dei vari Veretout e Correa perché costavano troppo. Ma soprattutto Boban e Maldini non hanno gradito il fatto che Gazidis non li abbia avvertiti dei suoi contatti con Rangnick, svelati da calciomercato.com, confermati non soltanto in Germania dalla Bild, ma anche dall’Equipe che essendo un quotidiano sportivo francese non aveva alcun interesse a pubblicare una notizia che riguardava un tedesco per un club italiano.

E allora, visto che le parti continuano a rimanere anche fisicamente separate, come ha constatato di persona Enrico Currò de La Repubblica nel dopo partita di sabato scorso a Firenze, non ci sorprenderemmo se Boban uscisse allo scoperto per raccontare la sua verità, dimostrando una volta di più la sua personalità. Maldini e Boban, infatti, hanno capito di essere stati usati dal fondo Elliott, e quindi da Gazidis che rappresenta la proprietà, come calmanti per i tifosi, che giustamente si sono fidati di loro. Poco alla volta, però, sono trapelate dall’alto critiche ai due per le scelte dei nuovi acquisti e per l’incapacità di far cassa vendendo chi non serviva più. Le recenti cessioni di Suso, Piatek e dello stesso Reina hanno invece consentito l’ingaggio di Ibrahimovic, che però rimarrà soltanto se rimarranno Boban e Maldini. Ma a questo punto, visto che Gazidis è intoccabile, Boban e Maldini potrebbero anche togliere il disturbo, dopo aver parlato chiaro, facendo un passo indietro come Gattuso. Perché la dignità non ha prezzo. Come il loro amore per il Milan. Amore vero e non di facciata.