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Cosa è successo ad Andrea Conti, 25 anni, ex promessa purtroppo mancata della straordinaria Atalanta di Gian Piero Gasperini? Pagato 25 milioni di euro dal Milan di MIrabelli e Fassone nell’estate del 2017, il difensore è stato vittima di una serie di infortuni gravi, pesanti e reiterati. Il primo anno ha raccolto solo due simboliche presenze in campionati e dodici, assai poco significative, nella stagione successiva in cui è ufficiosamente diventato la riserva di Davide Calabria.

Contro il Lecce, domenica, ha giocato a causa della squalifica del compagno e, purtroppo per Andrea, non ha sfruttato la sua occasione davanti agli occhi di Stefano Pioli, suo nuovo allenatore. E non solo perché ha colpevolmente provocato il rigore dell’1-1 dei pugliesi, ma anche perché contrasta con sempre maggiore difficoltà, avanza sempre meno o con una convinzione profondamente ridotta.

Tuttavia pochi ricordano che Conti era un prodigioso esterno a tutta fascia nel 3-4-3 di Gasperini e che ricoprire il ruolo di esterno in una difesa a quattro comporta la necessità di tempi di gioco e movimenti assai diversi. Giocare poco (in due anni, comprese la Coppa Italia e la Supercoppa, si è attestato su una media di 48 minuti a partita) o non giocare affatto lo hanno reso più fragile, così come ha minato la sua autostima l’ipotesi del mercato scorso di mandarlo in prestito a giocare con maggiore continuità in un club non certo di prima fascia.

Perciò a ragioni tecnico-tattiche si sono aggiunte quelle psicologiche. “Devastato” - sono parole sue - da due infortuni ravvicinati (lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro nel settembre 2017 e forte trauma contusivo allo stesso ginocchio nel marzo del 2018, appena rientrato in squadra), Conti presumibilmente si è sentito scaricato. Non che fosse precisamente così, ma nella testa di un giocatore che da primissima scelta si vede soppiantato da quello che doveva essere il suo sostituto e, poco dopo, legge o sente che lo si vorrebbe cedere in prestito, l’idea di inutilità è comprensibile.

Il problema, per lui e per il Milan, è che è in atto una svalutazione neanche tanto silenziosa. Se Conti, che ha ribadito di voler restare in rossonero, accettasse un’altra destinazione, il valore del cartellino, pur alto (15 milioni), subirebbe una decurtazione.

Eppure tempo per recuperare ce ne sarebbe tanto (a 25 anni si è ancora ufficialmente giovani), il problema è quale strada percorrere. Restare in rossonero, al momento, non è una soluzione. Fino a quando c’è Calabria (23 anni, minori mezzi fisici rispetto a Conti, ma grande continuità di rendimento medio), Andrea giocherà solo per gli eventuali infortuni e le squalifiche, cioé poco.

Andare altrove può essere un’idea, ma quale società è disposta a corrispondergli due milioni di ingaggio? E poi l’utilizzo di Conti, salvo esperimenti contrari, dovrebbe coincidere con una squadra che giochi un 3-5-2 o un 3-4-3 e quelle che li fanno mi sembrano tutte attrezzate nel ruolo. A questo punto la domanda è una: dobbiamo rassegnarci al ridimensionamento di un giocatore che da esterno di fascia è arrivato a segnare fino a 8 gol in un campionato? Se non si ha fretta di buttare tutto a mare, io credo di no. Aspettare Conti significa dargli il tempo di imparare l’assetto difensivo di una difesa a quattro e farlo giocare più di quanto non sia successo fino ad ora.

Nel frattempo Conti deve scacciare i fantasmi, riprendere a correre senza la paura di osare  credere di tornare quello di due anni fa o anche meglio. Dovrebbe bastare. In bocca al lupo.