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Se il Milan è finalmente tornato a casa sua, in Champions League, nell’Europa che conta, grandi meriti vanno all’immenso lavoro di valorizzazione dei giovani svolto da società e allenatore, ma anche all'apporto dato dai giocatori di maggior carisma ed esperienza. A proposito di Europa, leggendo le convocazioni per gli Europei che si stanno giocando in giro per il continente, c’è un dato che si rende immediatamente evidente: i giocatori del Milan sono pochissimi rispetto alle altre big italiane ed europee. L’anno prossimo dovrà essere la stagione della conferma per il Milan, in Serie A, dove il livello di competitività si alzerà tantissimo, e in Champions League, dove invece è già alto e i rossoneri hanno ottime probabilità di pescare un girone di ferro. Per farlo, quest’estate si dovrà non solo continuare a scovare e valorizzare giovani promettenti, come Adli, ma anche inserire esperienza, carisma e qualità, giocatori che portino il Milan definitivamente a un livello superiore.

IL DATO - Il Milan viene da una stagione strepitosa, ampiamente al di sopra delle aspettative, e forse anche delle possibilità dei ragazzi allenati da Pioli. Nonostante questo, c’è un dato che deve far riflettere: i giocatori del Milan convocati per gli Europei sono solo 4, e nessuno gioca nell’Italia (se consideriamo Donnarumma già del PSG) e potrebbero calare anche a 3 se nei prossimi giorni non dovesse arrivare il rinnovo di Calhanoglu. Questi tre sono Kjaer, probabile futuro capitano rossonero e già capitano della Danimarca, Maignan, secondo portiere della Francia e futuro estremo difensore sia dei pali di San Siro che dei Bleus, e l’attaccante croato Rebic. C’è poi Dalot (chiamato in extremis a sostituire l'infortunato Cancelo) che ha finito la stagione a Milano in crescendo, ma, anche se Maldini e Massara vogliono provare a tenerlo, al momento è di proprietà del Manchester United. Il confronto con le altre big di Serie A arrivate fra le prime 5 in classifica, è impietoso: 11 convocati per la Juve, 9 per l’Atalanta, 8 per Inter e Napoli. Perfino il Sassuolo ne ha di più, addirittura 6.

GLI ASSENTI - Una prima interpretazione di questo dato quantomeno sorprendente sono le assenze, clamorose e talvolta ingiustificate, di alcuni dei giocatori chiave del Milan di Pioli fra i convocati delle nazionali partecipanti. Théo Hernandez non riesce, nonostante le sue prestazioni impressionanti, a convincere Deschamps di essere meglio di Digne. A Fikayo Tomori, straripante nella seconda parte di stagione, il CT inglese Southgate preferisce Mings dell’Aston Villa e Keane dell’Everton. Nemmeno Calabria, uno dei migliori terzini destri della scorsa Serie A, è riuscito a entrare nella lista di Mancini, e approfitterà per operarsi e recuperare con calma. Saelemaekers è stato la sorpresa forse più lieta di questa stagione: da semisconosciuto, si è imposto sulla destra per grinta, intensità, ma anche per la capacità di velocizzare l’azione offensiva. Nel Belgio, però, non ha un ruolo (per caratteristiche potrebbe giocare a tutta fascia, ma non l’ha mai fatto). Così, Roberto Martinez gli ha preferito il più esperto Chadli, del Trabzonspor. Infine c’è Ibra, che avrebbe sicuramente partecipato se non fosse stato per un fisico che, alla sua età, non gli consente più di giocare tutte le partite della stagione e lo ha costretto a mancare a un appuntamento a cui teneva tantissimo.

NON SOLO GIOVANI - Un’altra chiave di lettura è il grande lavoro svolto dal Milan coi giovani, spesso non del proprio vivaio, ma scovati all’estero. Lo testimonia il fatto che 3 giocatori chiave dei rossoneri abbiano partecipato alla fase a eliminazione diretta dell’Europeo under 21: Kalulu (titolare nella sconfitta della Francia ai quarti con l’Olanda), Brahim Diaz (protagonista nella Spagna battuta in semifinale) e Leao, che però non ha inciso nel Portogallo vicecampione. A loro bisogna aggiungere Pobega, che con una buona stagione in prestito allo Spezia si è guadagnato la titolarità negli azzurrini di Nicolato, nei quali mancavano invece due potenziali uomini chiave come Gabbia e Tonali. Il grande lavoro di valorizzazione dei giovani intrapreso dalla dirigenza rossonera è sotto gli occhi di tutti e se n’è parlato giustamente tanto. Così il Milan è riuscito finalmente a rientrare fra le prime quattro della Serie A e a tornare in Champions. Per restarci e continuare a crescere, però, al Milan servono innesti di qualità e spessore, già riconosciuti anche a livello internazionale.