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Zlatan Ibrahimovic è guarito, è tornato ad allenarsi e nella partitella interna oggi contro la primavera ha anche segnato un gol e messo a segno un assist dimostrando a tutti che, in vista del derby, potrà ancora una volta essere un fattore. E pensare che neanche 3 mesi fa la sua presenza non solo contro l'Inter, ma addirittura nella rosa del Milan era ancora tutto fuorché certa. Poi arrivò l'agognato rinnovo anche grazie ad un curioso dettaglio contrattuale.

LA FIRMA - Zlatan Ibrahimovic ha infatti trattato a lungo con il Milan e con Mino Raiola al suo fianco ha lavorato per ottenere ogni singolo centesimo dei 6 milioni annui netti richiesti al club rossonero per rinnovare. Alla fine l'annuncio dato dal club il 31 agosto 2020 del rinnovo di contratto fino al 30 giugno 2021. Cos'ha quindi spinto il club rossonero a concedere tutta la cifra netta richiesta da Ibra? La risposta è racchiusa all'interno dell'ormai celebre Decreto Crescita.

SGRAVI FISCALI
- Il Milan e Ibrahimovic hanno infatti stretto un accordo che le parti hanno definito "Win Win" ovvero in cui vincono tutti. Ibra mantiene i 6 milioni netti, mentre il Milan mantiene il suo attaccante e perno della squadra versando però un importo al lordo non di 12 milioni, bensì di soli 9. Tutto grazie agli sgravi fiscali concessi con il decreto crescita che permettono, per chi porta in Italia dall'estero la propria residenza fiscale, di dimezzare l'importo da versare all'erario.
LA NORMA - Va però precisato che nel testo del Decreto Crescita è altersì specificato che la permanenza della residenza fiscale sul suolo italiano va mantenuta per almeno 2 anni e può essere intesa anche come retroattiva. Ibra però ha firmato un contratto di soltanto 1 anno con il Milan e anche sommando i 6 mesi del primo accordo scaduto ufficialmente il 30 giugno e poi prolungato fino al termine della passata stagione, al 30 giugno 2021 Ibrahimovic avrà tenuto la residenza fiscale in Italia soltanto per 18 e non per 24 mesi. Come ha potuto il Milan usufruire del Decreto Crescita?

IL RETROSCENA - In realtà in termini tecnici non è il club rossonero ad usufruirne, bensì il giocatore ed è Ibra che si è impegnato con il Milan a mantenere la residenza fiscale in Italia fino a gennaio 2022. Se non lo farà lo Stato potrà chiedere al giocatore di colmare i mancati pagamenti, ma nulla sarà dovuto (salvo eventuali scritture private fra le parti) al Milan. Ed è per questo che, alla fine, hanno davvero vinto tutti.