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16 gol e 4 assist negli ultimi due anni non sarebbero certo granché se non si stesse parlando di un diciannovenne. Kaio Jorge interessa al Milan soprattutto per questo, per l’equilibrio sobrio che si instaura tra ciò che mostra e ciò che promette di diventare. Si è messo in luce nella Libertadores 2020, segnando 5 reti in 12 presenze. Un buon botto di partenza. Poi a dire il vero si è un po’ fermato, e non è ancora riuscito a replicare gli stessi numeri nella stagione in corso, anche per via di qualche problemino fisico. Non è Neymar, sia chiaro, e non solo perché non gioca nello stesso ruolo. Banalmente, non è altrettanto skilloso e tricchettaro (o triccone, se preferite). Sembra cercare subito il sodo, Kaio, pur concedendosi qua e là spruzzi ricreativi di verdeoro. Tocchi, tacchi, e cosette del genere che però ci stanno quasi sempre, almeno a una prima impressione. “È un centravanti” che, stando alle parole di Luciano Santos, uno dei suoi primi allenatori, “ha piedi e intelligenza da mezzapunta e passo da ala”.  


QUALE RUOLO? IN CHE SISTEMA? - Intanto, sì, possiamo accontentarci di una semplificazione: Kaio fa il centravanti, è un nove. Fareste fatica a trovare partite in cui gioca esterno in un tridente, appunto alla Neymar. Anzi, temo non ne trovereste proprio. Punta di movimento nel 4-3-3 del Santos, eccolo ad esempio nella finale di Libertadores 2020, vinta dal Palmeiras.



Come quando arrivò in Italia Lautaro, che non si sapeva a modo dove metterlo, se da prima o da seconda punta, potrebbero sorgere le stesse domande d’ambientamento anche per Kaio. Potrebbe fare anche la seconda punta in coppia con Ibra o Giroud nel Milan di Pioli? È un interrogativo che ci poniamo sapendo che il tecnico rossonero finora ha preferito il classico trequartista nel 4-2-3-1, più un centrocampista avanzato che una seconda punta, e Kaio non è proprio un dieci, non è il sostituto di Calhanoglu per intenderci. Ma nulla vieta di pensarlo all’occorrenza come una seconda punta, dato che alle volte Pioli schierava Leao al fianco di Ibrahimovic, sfumando nel 4-4-2. Piuttosto, Kaio è un’alternativa al centravanti grande e grosso di cui sembra non poter fare a meno il Milan. È un’altra cosa insomma, una carta diversa. Kaio probabilmente arriva  a riempire il vuoto non colmato (se non parzialmente) dagli esperimenti di Leao prima punta. 

DI MANOVRA E MOVIMENTO - Viene presentato come un centravanti di manovra. È  bravo a coprire la palla e a giocare di spalle palla a terra. È di quelli che vanno incontro volentieri al centrocampista di turno.



Di quelli che raramente sbagliano la sponda di prima e che ne inventano anche di carine o col tacco o d’esterno per poi girarsi in un attimo e attaccare l’area. 



SOLUZIONI ALTERNATIVE- La natura brasiliana del giocatore viene fuori più per necessità che per sfoggio superficiale. Quando si trova costretto in esigue disponibilità di spazio, Kaio attinge a un set di soluzioni alternative da campetto. Qui lo vediamo ancora una volta andare incontro a un pallone sporco nella morsa di ben quattro giocatori. Che farà per sopravvivere?



Gli scarichi sono chiusi e un lato solo è vagamente praticabile. Solo se inventi una giocata del genere con un controllo direzionato di tacco. 



E perché non passi per soluzione fortuita, vi giro immediatamente questa giocata speculare col mancino, il piede debole del ragazzo. Potrebbe servire il sostegno adesso, dato che è libero, ma no, Kaio stavolta preferisce usare il compagno come esca per sgusciare via a destra tra i due avversari. 



ESPLOSIVO - Ritorno ora alla finale di Libertadores dello scorso anno per parlarvi della esplosività di Kaio Jorge. Non segnò in quell’occasione, ma ci andò molto vicino, e in maniera veramente spettacolare. Quasi allo scadere del tempo regolamentare, Marinho fece partire un cross dalla destra. Kaio si avventò sul pallone ma venne scaraventato a terra dal centrale roccioso che respinse corto al limite dell’area. Il centrocampista Pituca raccolta la sfera andò al tiro tutto sbilanciato. Un tiretto storto decisamente innocuo. Ma Kaio era già in piedi, in traiettoria.


Dopo un controllo di fortuna, un po’ di coscia un po’ di ginocchio, se la alza col destro senza pensarci su due volte.



E a quel punto sale a rovesciare in cielo, sopra la testa del centrale roccioso di prima, con una velocità di esecuzione che grida talento e singolarità.



A TRATTI RICORDA... - Se infine devo proprio aggiungere un “a tratti ricorda”, be’, scomoderei il primo Lautaro, anche se l’argentino arrivò in Italia ventunenne, mentre Kaio rischia di arrivarci due anni in anticipo (e con quasi gli stessi numeri). Il centravanti del Santos è appena più alto (1,82 m), ed più muscoloso di quanto possa apparire. Giusto un po’ meno ‘Toro’ di Lautaro. Ma è in certe movenze, in certe esecuzioni improvvise che lo ricorda soprattutto. Guardate qua.



Kaio viene aggredito prima da uno poi da due giocatori avversari in zona di rifinitura. Mani addosso. Lui con una sterzata imprevedibile si incunea, se ne libera.



E fuoriesce dall’imbuto.



Potremmo chiudere con un confronto di tuffi (gesto tecnico fondamentale per un attaccante), ma sarebbe forse di cattivo gusto.