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I tifosi del Milan non fanno più in tempo nemmeno a tirare un sospiro di sollievo che è pronta ad arrivare una nuova mazzata sulla speranza o meglio sulla chimera di tornare ad essere una grande squadra. Dopo un avvio di stagione allucinante sotto tutti i punti di vista e con la squadra in zona retrocessione, l’arrivo di Ibra e il conseguente mercato di gennaio ci avevano fatto pensare a un progetto finalmente sensato, con Boban e Maldini attori protagonisti. Ibrahimovic è riuscito in pochissime settimane a cambiare volto alla squadra e alla classifica. C’erano le premesse per un girone di ritorno meno avvilente e magari per un progetto tecnico da estendere alla prossima stagione. E invece nulla di tutto ciò

In pochi giorni abbiamo capito che dopo aver fatto scappare Leonardo e Gattuso, il buon Gazidis ha fatto perdere voglia e pazienza anche a Maldini e Boban. I giornali di tutta Europa hanno già annunciato Rangnick come prossimo allenatore rossonero e la società non solo non ha smentito in modo perentorio, ma oggi ha addirittura fatto trapelare la centralità del ruolo di questo Hendrik Almstadt, uomo di fiducia di Gazidis, misterioso scopritore di talenti e sponsor principale del suo connazionale Rangnick. In pratica una conferma indiretta del fatto che l’attuale tecnico del Lipsia sarà il prossimo allenatore del Milan. Con questa imperdonabile fuga di notizie, il Milan di Gazidis ha provocato e provocherà la solita serie di effetti devastanti
La posizione di Maldini è chiara. “Rangnick non è il profilo adatto al Milan”: si è già esposto così lo storico capitano rossonero. Dopo questa presa di posizione netta è facilmente intuibile quale sarà il futuro di Paolo, che peraltro era già molto tentato di lasciare il Milan l’estate scorsa insieme a Leonardo e Gattuso. Lo stesso destino probabilmente toccherà a Boban, anche perché dall’anno prossimo tutte le decisioni saranno prese dalla coppia teutonica Almstadt-Rangnick. Ovviamente la picconata più dura della notizia di Rangnick è arrivata sulla panchina di Pioli che stava pian piano cementando una vera squadra attorno a Ibra. D’ora in poi, e siamo solo a febbraio, sia lui sia i giocatori sanno che a fine stagione si cambierà allenatore. Non c’è modo migliore per togliere le già poche motivazioni a un gruppo di giocatori modesto di suo. 

Non voglio nemmeno pensare a quale effetto sortirà questa ennesima virata progettuale sull’umore di Ibra che aveva deciso di tornare perché convinto da Boban e Maldini, non certo da Gazidis che manco lo voleva. Probabilmente se ne andrà anche lui. Questo clima da “rompete le righe” generale diffuso già a febbraio rischia di tramutare nell’ennesimo calvario il percorso di qui fino a fine stagione. Senza contare poi tutte le incognite che accompagneranno l’avventura di Rangnick al suo debutto assoluto nel campionato italiano. Oltretutto l’allenatore tedesco, che avrà anche compiti di “manager all’inglese” non sarà supportato da una dirigenza che ben conosce la realtà tecnica, politica ed economica del nostro calcio, ma si troverà al suo fianco la coppia Gazidis-Almstadt e magari una fitta schiera di amici procuratori. Tutto fa pensare che per i cuori rossoneri “mala tempora currurunt”.