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È stata una settimana interlocutoria quella appena passata e probabilmente lo sarà anche la prossima. Una fase di stallo preoccupante, perché sembra davvero di rivivere il film degli ultimi anni. Bene aver trattenuto Maldini, ma ancor oggi non sappiamo quale possa essere il suo ruolo, quali saranno i suoi collaboratori e soprattutto chi deciderà. Impensabile, infatti, cercare di convincere Tare proponendogli un ruolo di contorno e subordinato a qualcun altro. Tare dirà quindi no, come temo molti altri finché la confusione che pervade questa società non scomparirà. Un amministratore delegato, un direttore sportivo e un capo scout: questo dovrebbe essere l'organigramma di un club con le idee chiare. Persone brave, capaci, con la giusta esperienza e idee nuove, poi se sono anche cuori rossoneri ben venga, ma  non deve essere rilevante, solo un optional.

Troppe teste pensanti e di personalità non aumentano la competenza, ma la disperderdono in compromessi per accontentare un po' tutti. La stessa decisione che Maldini ha mostrato nel scegliere Giampaolo la vorrei rivedere nel decidere i suoi collaboratori. Onestamente ciò che noto è una sorta di paura da parte di Paolo nell'attribuirsi tutto il peso delle scelte tecniche. Da qui la volontà di circondarsi di figure prestigiose, esperte, quasi a scaricare loro questo fardello. Ciò può essere letto come un gesto di estrema umiltà, ma come detto più volte il rischio confusione è alto. Da anni Maldini ha rivendicato, giustamente, un ruolo decisionale. Non di forma, ma di sostanza. Pretendeva rispetto per la sua storia, per la sua grande personalità e per tutto ciò che rappresenta la sua straordinaria famiglia per i nostri colori. Ebbene, adesso deve essere lui coerente con tutto questo.