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Già la situazione extra-calcio obbliga a vivere alla giornata, senza certezze e senza previsioni. Non mi addentro dunque a prevedere quali saranno le strategie del Milan alla fine di questa stagione perché non si possono oggi ipotizzare il nome dell’allenatore, dei dirigenti né immaginare le conseguenti scelte.

Sarà un Milan meno giovane? Sarà invece sempre un Milan con la media sotto i 24 anni, Zlatan Ibrahimovic escluso? Su quali giocatori dell’attuale rosa si punterà? Ci saranno dolorose cessioni? Invidio coloro i quali credono di sapere. Io spero innanzitutto che si accorci la catena di comando perché, in queste ultime settimane, capire chi abbia l’ultima parola, chi prenda le singole decisioni è esercizio molto complicato. Un recente sondaggio fra i tifosi, riguardo l’ipotesi Ralf Rangnick, vede il netto prevalere dei contrari all’arrivo del manager della Red Bull. Due le ragioni. La prima certamente è legata ai dubbi che un manager, oltretutto straniero, possa coniugare scrivania e campo, come direttore sportivo e come allenatore.

Una figura del tutto nuova nel  recente panorama calcistico italiano. Non piace, questo il secondo motivo, l’idea che ancora una volta si riparta da capo, come in un angoscioso “Gioco dell’Oca”. Si cade nella casella “Fine Stagione “ con l’indicazione “Ripartire dalla casella 1”. Con nuovi giocatori, con nuove idee, con nuovi dirigenti, senza garantire quel minimo di continuità necessaria per costruire qualcosa di valido.
Da Casa Milan intanto non trapela nulla circa il presunto incontro tra Ivan Gazidis e Zvonimir Boban, 
che dovrebbe chiarire, al dirigente croato, tanti punti circa le intenzioni future del Fondo Elliott. Pare curioso che due dirigenti, entrambi al quarto piano, con gli uffici probabilmente vicini, debbano fissare un colloquio ufficiale per discutere sull’assetto futuro del Club.

E’ un altro segno esemplificativo che, anche se poco gradito dai tifosi, il mese di giugno sarà una probabile fase di ribaltoni, novità e sorprese. Sperando che si parta da un assioma, come dice il vocabolario, “il principio evidente per sé, e che perciò non ha bisogno di essere dimostrato, posto a fondamento di una teoria deduttiva”. Cioè, tanto per parlare semplice, Zlatan Ibrahimovic!