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Si è chiusa, mi auguro definitivamente, la questione circa il vero padrone del Milan, dopo il comunicato ANSA di un portavoce di Elliott. Il Fondo ha dichiarato alla agenzia giornalistica numero uno in Italia di detenere il 96% del Club, possedendo dunque il completo controllo della Holding. Non è un argomento che mi abbia mai appassionato. Io giudico però il lavoro fin qui svolto, dopo i primi mesi di assestamento manageriale. Il Milan di Elliott ha operato bene, mostrando strategie chiare, con gli acquisti sia di giocatori giovani di prospettiva, sia  di figure esperte e carismatiche. 


Fondamentale la scelta di Pioli, nel segno della continuità, anche se io sarei stato affascinato da un allenatore rivoluzionario come Rangnick. La  gestione del gruppo, l’unione della squadra, il gioco spettacolare e propositivo, i brillanti risultati confermano che fossi io in errore e non i dirigenti di Via Aldo Rossi. Non è che un inizio per la famiglia Singer, che, sempre nel comunicato ANSA, ha ricordato di avere immesso intanto  600 milioni nella sua  avventura rossonera. Quindi, ripeto, non ho perso energie e non le perderò sul tema che riguarda la proprietà. 

Veniamo al calcio che piace a me, quello del campo. Il Milan si presenta al San Paolo senza allenatori, ma con la consapevolezza della sua forza, mostrata paradossalmente nella partita più difficile, quella contro il Verona. Non si pareggia, in svantaggio per 0-2, realizzando due reti alla difesa più forte del campionato, se non si posseggono valori certi e reali. La prova del Napoli è un altro passo importante per capire le reali ambizioni dei rossoneri, che, in questo terzo millennio, hanno vinto solo una volta a Fuorigrotta, nell’anno dello Scudetto, grazie alle reti di Robinho e Ibrahinmovic. Certo, si è giocato solo undici altre volte, per le vicissitudini societarie dei napoletani, ma il Milan è comunque uscito sempre senza vittorie. 

Torna però Ante Rebic, il compagno ideale per il Campione svedese. Grazie a questa coppia di attaccanti, i ragazzi di Pioli hanno chiuso la stagione ’19-‘20  collezionando 30 punti in 12 partite, con un score di 35 gol, media quasi di tre reti per partita. In questa stagione, dal primo minuto, i due purtroppo non hanno mai giocato insieme, per la positività di Ibra prima e per l’infortunio al gomito del croato poi. Un altro aspetto che non deve essere trascurato quando si commentano le prestazioni di Rebic riguarda il suo affiatamento con Hernandez. Il binario di sinistra è stato uno delle carte vincenti milaniste  nel Campionato d’Estate. Non è un caso che, perso Rebic, il difensore di fascia francese raramente abbia toccato i vertici di rendimento della scorsa stagione.  

Il Milan quindi si ripresenta nelle due partite più difficili e delicate di questa prima parte della stagione, contro Napoli e Lille, con il suo “once de Gala”, insomma con  la sua formazione tipo. Contro i Gattusiani, che vogliono ribadire la loro forza e le loro ambizioni, anche per quanto riguarda la lotta per lo Scudetto, guidati da quell’Insigne, spettacolare e trascinante nel match degli azzurri in Bosnia. 

Un compito complicato e stimolante per Davide Calabria, uno dei rossoneri più continui, in queste ultime settimane. A proposito di giovani, un altro tema delle ultime ore riguarda la cessione di Locatelli, un rimpianto per molti viste le prove brillanti nel Sassuolo e in Nazionale. Qualcuno già paragona le prestazioni dell’ex rossonero con le attuali di Sandro Tonali, non ancora al massimo del suo rendimento. Ricordo però quello che si diceva un anno fa di Bennacer, arrivato dall’Empoli e non ritenuto all’altezza del compito. Oggi i paragoni dunque tra i due giovani nazionali azzurri sono prematuri. Si deve  innanzitutto attendere che Tonali raggiunga una migliore condizione fisica, per stilare i primi giudizi, anche se io rimango assolutamente positivo sulla qualità e sulla classe dell’ex bresciano. Diceva, del resto, Jean Jacques Rousseau: "La pazienza è amara, ma dolce il suo frutto!".