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Il coraggio uno ce l'ha o non ce l'ha. L'azzardo appartiene a chi ha nel dna la capacità di rischiare e un pizzico di incoscienza e probabilmente è sufficiente ripercorrere le carriere da giocatori di Roberto Mancini e Filippo Inzaghi si può capire cosa li distingua, al di là delle rispettive esperienze, nel loro percorso da allenatori. Non dovremmo stupirci insomma nel vedere uno che, in assenza di alternative, lancia dal 1° minuto in un derby il '96 Gnokouri e l'altro che insiste sui soliti noti (con l'eccezione di un Suso schierato a furor di popolo), lasciando invece in panchina per tutta la partita il capitano della formazione Primavera Alessandro Mastalli.

IL MILAN DI MUNTARI ED ESSIEN - In una stagione iniziata con aspettative smisurate e avviata verso la più anonima delle conclusioni, una cosa la si può dire senza timore di essere smentiti: al Milan di Inzaghi è mancato il coraggio, la voglia di improvvisare e di saper stupire. Quando la stagione aveva preso ormai una piega estremamente negativa e quando l'esperimento di provare a rilanciare giocatori palesemente inadeguati come Essien e Muntari, perchè non si è provato ad inserire gradualmente qualcuno dei ragazzi della promettente Primavera allenata da Brocchi e che lo stesso Inzaghi aveva avuto la possibilità di guidare nella sua esperienza nel settore giovanile rossonero?
LARGO AI GIOVANI - Il tifo milanista invoca da tempo un cambio di mentalità in seno alla società, puntando più sui migliori giovani della propria cantera piuttosto che infarcire la rosa di parametro zero a fine carriera o non all'altezza della situazione. Senza dimenticare che il compito di un qualsiasi allenatore, da dipendente, è anche quello di saper valorizzare le risorse della società, tra cui anche i ragazzi delle giovanili. Mastalli sfigurerebbe così tanto nell'attuale undici del Milan? Secondo noi, no. Questioni di punti di vista o di coraggio ma, come dicevamo, uno ce l'ha o non ce l'ha.