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La prima sconfitta (2-1) nella nuova vita di Josè Mourinho al Tottenham matura a Manchester, sponda United, ultimo passaggio, comunque vittorioso (tre trofei), nell’ormai sua lunga carriera. Il problema non è di per sè la sconfitta (la partita è stata decisa da un rigore procurato e trasformato da Rashford), ma l’averla subìta buttando via l’intero primo tempo (dominio United) e contro un collega come Solskjaer, cioè colui il quale l’ha indegnamente sostituito quasi un anno fa. Solskjaer fino a ieri sera se la passava male, tanto che del suo esonero si era parlato ben prima di quello di Pochettino. E’ scarso, è un finto umile e sotto sotto ha sempre pensato di essere meglio di Mourinho. Il quale non se ne cura. Anzi l’ha abbracciato affettuosamente prima e dopo la partita, tanto sa che a parlare sono sempre gli almanacchi e i curricula. E Mourinho ha vinto 25 titoli da allenatore, mentre Solskjaer in panchina nemmeno uno. E così sarà per lungo tempo, forse per sempre.

Ribadita tutta la mia disistima per il norvegese, devo ammettere che contro il Tottenham ha meritato i tre punti che, al culmine di una crisi acutissima, gli servono per respirare e anche per superare di un punto i londinesi in classifica. Vedremo alla fine chi sarà davanti, anche se bisognerebbe tener conto che Mourinho è partito solo a fine novembre e dalla quattordicesima posizione. Lo United è stato poco fortunato nel primo tempo (avrebbe dovuto chiuderlo con due gol di vantaggio) e abbastanza fortunato all’inizio della ripresa. Infatti, dopo aver subìto il gol dell’1-1, si  era perso d’animo e aveva lasciato palla al Tottenham. Salvato dall’intervallo, ha ottenuto il rigore (tocco di Sissoko su Rashford giudicato falloso dal poco inglese arbitro Tierney) dopo appena due minuti, ritornando in groppa alla partita.

Ripeto. Gara dominata nel primo tempo per trentacinque minuti, gol assai rapido di Rashford (7’ errore di Sanchez e soprattutto di Gazzaniga che ha opposto il braccio destro assai molle), occasioni in serie per Greenwood (Gazzaniga di piede) e ancora due volte Rashford: la prima palla è stata deviata da Gazzaniga sulla traversa, la seconda sempre deviata dal portiere argentino. Del Tottenham nessuna notizia concreta in avanti, visto che a centrocampo stentatavano sia Winks che Sissoko, mentre Fred, un acquisto di Mourinho al tempo dello United, brillava come non aveva mai fatto prima (motivo di dispetto e di rimpianto per il portoghese).

Il pareggio (39’) è dunque arrivato all’improvviso e il merito è stato di un capolavoro (girata in palleggio e tocco di controbalzo) di Dele Alli. Tuttavia l’azione sulla sinistra ha avuto Son per protagonista (anche lui aveva fatto una magìa per liberarsi in area), poi il sud coreano, vistosi chiuso, ha appoggiato a Vertonghen che ha crossato dall’altra parte: Aurier ha colpito al volo, De Gea respinto di piede, Dele Alli anticipato tutti con due deliziosi colpi da virtuoso.

La fine del primo tempo è stata certamente più utile allo United che al Tottenham, a quel punto con il vento a favore per l’inaspettato pareggio. Dopo il rigore di inizio ripresa, la squadra di Mourinho ha fatto qualcosa di più che nei primi 45, ma lo United non ha mai corso seri pericoli e, bisogna dirlo, ha avuto il controllo del gioco. L’unica incursione, al 52’, quando Fred ha salvato su Son (tiro da dentro l’area) con De Gea quasi battuto. Poco ha potuto anche l’ingresso di Eriksen, il reprobo che non rinnova il contratto e ha già deciso di andarsene, per Lucas Moura.

Solo il finale è stato animato. Son ci ha provato molte volte dalla sinistra con cross su cui una volta non è arrivato Aurier, altre volte sono stati preda di De Gea. Però l’unica vera parata del portiere è stata al 94’ con un tiro al volo di Dele Alli dopo controllo al volo. Sinceramente il pari sarebbe stato troppo per un Tottenham che mi è sembrato atleticamente meno brillante degli avversari. Mourinho - tre vittorie in otto giorni - sembrava poter fare miracoli, ma non è così. Anche per lui, straordinario motivatore, vale la logica del lavoro. E quindici giorni sono niente.

@gia_pad