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Fradicio, senza giacca a vento  e con gli occhiali appannati: Mazzarri ha la mascella serrata e con il dito indica l'elegante orologio da polso che indossa ogni giorno. Un gesto simbolico, rivolto a pubblico, arbitro e giocatori. Il tempo c'è: rimontare si puo', lui ci crede, deve crederci. Quasi quasi spunta un altro miracolo, come l'anno scorso, ma il lieto fine questa volta non e' incluso nel prezzo del biglietto ed in fondo è meglio cosi'.
Perchè il coraggio, la foga e quell'ammuina tipica dei giocatori azzurri fa simpatia, fa sparire, agli occhi sognanti dei tifosi, gli errori difensivi sui due gol milanisti, fa sbiadire la stupidata di Pazienza e il filotto di risultati mediocri delle ultime settimane.
Questo pero' non è calcio, o almeno non è quello che appartiene all'elite del calcio europeo. Il 3-5-2 del Napoli va su canovaccio trito e ritrito, la qualità è poca nella zona nevralgica, la rosa è striminzita per giocare su tre fronti, Hamsik non cresce e come dice Boban su sky: "Non è ancora pronto per una grande big europea, difetta ancora in personalità, nelle grandi partite se non segna la sua presenza non si avverte. Deve cresce anche in fase di costruzione e deve dare una mano al gioco".

Il Napoli mazzarriano ha portato all'estremo pregi e difetti di quello di Reja, da cui ha ereditato buona parte della rosa: ripartenze, ritmo e fisicità sulla tabella dei punti di forza. Pochezza tecnica, mancanza di alternative, caratura ed esperienza nella lista delle cose che non vanno.

Va abbandonato ormai, anche il discorso dei 'giocatori acerbi', qui non si tratta più di elementi che devo ancora sbocciare, ma di talenti discreti che hanno quasi raggiunto l'apice della maturazione (Gargano, Hamsik e Lavezzi non saranno mai Xavi, Iniesta e Messi, ndr). La pianticella va innestata, va trasformata gradualmente per produrre frutti veramente succosi e per far evaporare quell'idea di incompiutezza che pervade i cuori dei tantissimi tifosi azzurri. Ci vorrà del tempo, ma Roma non è stata costruita in un giorno ...