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    Napoli, mancano solo 2 cose da capire. Mou ha sbagliato ancora

    Napoli, mancano solo 2 cose da capire. Mou ha sbagliato ancora

    • Giancarlo Padovan
      Giancarlo Padovan
    Neppure la migliore Roma della stagione che - detto chiaro fin dall’inizio - avrebbe come minimo meritato di pareggiare, è riuscita a frenare il Napoli sempre più capolista (più tredici sull’Inter) e prossimo a stabilire molti record di qui alla fine del campionato, del quale è stata celebrata appena la prima di ritorno. Ha deciso Simeone (85’), ovvero l’attaccante di riserva, che aveva sostituito Osimhen, autore del primo gol (16’) da giudicare come un’autentica prodezza. Colletiva per il passaggio in profondità di Mario Rui che ha smarcato Kvaratskhelia e per il cross perfetto del georgiano. Individuale per il controllo prima di petto, poi di coscia e infine per il destro esplosivo di Osimhen, senza dar tempo alla palla di toccare terra. Se sull’1-0 l’unica colpa, si fa per dire, va imputata a Ibanez, nel caso del 2-1 tutta la responsabilità ricade su Smalling che, forse sottovalutando le capacità di Simeone, ma certamente perdendone la marcatura, gli ha lasciato almeno un paio di metri per liberarsi e concludere alla sinistra di Rui Patricio.

    Nemmeno Mourinho, secondo me, è esente da responsabilità. Avere sostituito all’intervallo Spinazzola con El Shaarawy sembrava già una stranezza (Spinazzola aveva avvicinato la Roma al pareggio nel recupero del primo tempo chiamando ad una grande parata Meret), anche se devo riconoscere, per la cronaca e per la storia, che il subentrato gli ha regalato il gol del pareggio (75’) su cross-assist di Zalewski e una grande prestazione da quarto di centrocampo. Tuttavia l’errore più grave, paragonabile a quello di Smalling sul gol di Simeone, Mourinho lo ha commesso quando ha mandato chiari messaggi alla squadra che il pari andava più che bene, togliendo Pellegrini (dentro Bove) e Matic (dentro Tahirovic). Invece, a quel punto, la Roma avrebbe dovuto osare il tutto per tutto. In particolare è stata incomprensibile la sostituzione di Matic. Detto che ha giocato una grande partita, anche laddove l’allenatore avesse voluto gestire e difendere l’1-1, l’unico da lasciare in campo era proprio il centrocampista serbo. Era stanco? Può darsi. Ma mancavano sette minuti alla fine e non sarebbero stati questi a marcare una differenza.

    Certamente non si può scrivere che il Napoli non abbia meritato la vittoria, è stata la Roma (o Mourinho) a sottrarsi possibilità concrete di fare risultato al Maradona. La squadra di Spalletti è stata superiore nel primo tempo perchè ha avuto più controllo e più iniaiztiva, ma nella ripresa è apparsa in soggezione di fronte alla Roma almeno fino al pari. Se è vero, infatti, che Lozano ha sprecato un contropiede 3 contro 2 tirando verso Rui Patricio (grande parata, comunque), è altrettanto vero che, poco prima, Cristante (stupenda replica di Meret) e Ibanez (stoico sacrificio di Rrahmani), erano arrivati ad un passo dall’1-1.

    Esito che, lo ripeto, sarebbe stato più aderente alla partita, ma questo è chiaramente l’anno del Napoli ed è naturale e perfino giusto che vinca anche quando soffre. Che, poi, è un altro modo di vincere, non certo il più sbagliato. Mi pare che di qui alla fine restino solo due cose da stabilire. La prima: con quanti punti sulla seconda chiuderà il Napoli in vetta alla classifica. La seconda: con quale anticipo la capolista diventerà campione d’Italia.

    Nonostante tutto, la Roma può accettare la sconfitta con una buona dose di ottimismo: è ad un punto dal terzo posto (occupato da Lazio, Atalanta e Milan), i rossoneri sono in caduta libera e domenica c’è il derby di MIlano, mentre la Lazio ha sprecato, con la Fiorentina, una grande occasione. Mucchio selvaggio, insomma. Quattro squadre per due posti. E la Roma, se gioca come a Napoli, può arrivare dove Mourinho vuole e i suoi tifosi si aspettano.

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