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Soltanto un rigore a favore, una selva di punti persi per strada all'ultimo momento, giocatori cardine che si fanno male a ogni piè sospinto: è proprio vero che al Palermo, quest'anno, non ne è andata bene una. Poi analizzi le partite, più in generale l'andamento della stagione, attingi dal fondo del barile della retorica, e ti accorgi che se non sei audace la fortuna non ti aiuta. È un assioma: per avere un rigore a favore, devi entrare in area. E per il Palermo 2012-2013 spaventare i portieri sembra più un hobby che un obiettivo.

I punti persi nei secondi tempi - meglio: in zona Cesarini - sono diventati una costante. Sarà mica sempre una iattura, una congiura degli dei del calcio, o forse c'è un ben più umano deficit di attenzione? Si dice che tre indizi fanno una prova, e dunque quattro, cinque o sei costruiscono una certezza. Il mare magnum di episodi tristi di queste 29 partite racchiude la forte consapevolezza che il Palermo si è fatto male da solo. Metaforicamente e non solo: quanti sono gli infortuni collezionati fin qui? Parecchi, e sinceramente abbiamo perso il conto.

Sabato si rivedrà Dossena, malaticcio negli ultimi 15 giorni, Von Bergen è tornato ammaccato dagli impegni con la Svizzera, Ilicic convive da tempo con delle noie muscolari, Barreto e Miccoli si stanno prodigando per recuperare. La storia del capitano, poi, è punteggiata di infortuni, un lazzaretto di guai fisici che hanno violentato il suo rendimento e che soprattutto ne mettono a repentaglio (eufemismo) il rinnovo di contratto. Eppure la scorsa estate Zamparini si gonfiava il petto per il giro di vite nello staff medico. Una pletora di sanitari - più di dieci - che hanno prodotto una pletora di infortuni. L'ecatombe sarà pure figlia dell'aleatorietà, ma se il Palermo è ultimo in classifica di sicuro non è un caso.