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Sebbene manchi all'appello Napoli-Juventus, con il sorpasso partenopeo annidato sulle sue spalle, il Palermo è quinto in classifica. Nemmeno un tifoso in preda ai fumi dell'alcool lo avrebbe sognato, in coda a un'estate di ribaltoni e a un autunno... di ribaltoni (idem). Eppure i Mangia boys sono lì, sopravvissuti a una sequenza di trasferte terribili - Atalanta, Lazio, Milan, Roma e Udinese - in cui gli applausi incassati sono stati sicuramente più dei punti: a parte l'annichilente sconfitta di San Siro che può comunque starci, nessuno si sarebbe scandalizzato se il Palermo avesse sempre raccolto fieno per la classifica. Lo avrebbe meritato, magari anche più di qualche successo interno strappato coi denti. Si è scritto abbondantemente della panchina traballante, ipotesi che abbiamo sempre bollato come assurda. E allora, alla luce del grasso che cola dei risultati, soffermiamoci sui grandi meriti di Mangia.

Intanto i numeri: contro il Bologna sono scesi in campo Pisano ('87), Acquah ('92), Bacinovic ('89), Ilicic ('88), Zahavi ('87), Hernandez ('90) e i subentranti sono stati Lores ('91), Bertolo ('86) e Aguirregaray ('89). Una nidiata di giovani, che per tradizione consolidata offrono meno certezze dei vecchi. Specie quando per contingenze e mattanze varie - Pinilla, Miccoli ed Hernandez, scalogna concentrata davanti - si è costretti a ridisegnare il modulo e a riconsiderare posizioni. Sabato sono arrivati tre gol con... tre finti attaccanti, anche se a dire il vero l'1-0 è nato con Hernandez ancora in campo. Mangia non ama il trasformismo, deve comunque applicarlo e la squadra produce, a riprova della santa verità secondo cui atteggiamento e filosofia pesino di più dei disegni sulla lavagna.

Mangia è un grande comunicatore e un ancor più grande dispensatore di motivazioni: tutti i giocatori, o quasi, hanno l'argento vivo addosso quando mettono piede sul campo. Se lui finora ha fatto così bene, evidentemente alcuni meriti sono da ascrivere alla società, che non senza difficoltà ha messo a disposizione dell'allenatore lombardo un materiale umano di buon livello. Ci ripetiamo: meno qualità nell'undici titolare, ma una gamma di alternative più funzionali di Darmian, Garcia, Rigoni o Kasami. Con due baluardi che in ogni gara fanno la differenza: senza facili trionfalismi, Silvestre e Cetto sono una delle coppie centrali più forti del campionato. Garanzie di cemento armato contro la fragilità di burro di Bovo-Goian e/o Bovo-Munoz. Le fortune, dopotutto, si costruiscono dal basso. E germogliano quando non gli si mette troppa fretta.