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Nel calcio ci vuole tanto per costruire un palazzo solido, poco perché si sgretoli come un biscotto. Ieri sera, per la prima volta da quando Rossi allena il Palermo, si è vista la difesa a tre. ‘Più per necessità che per altro’, spiegherà il tecnico riminese. La difesa a tre, invero, è una delle pietre dello scandalo nella diatriba dialettica tra Zamparini e lo stesso Rossi, che aveva sempre professato il verbo della retroguardia a quattro. Sorprendentemente, l’esperimento - ponderato dall’allenatore o preteso dal patron - ha funzionato per tutto il primo tempo: il Cska Mosca ci ha provato solo con degli innocui tiri dalla distanza. Benussi ha potuto sonnecchiare. Il Palermo, meritatamente, è andato all’intervallo in vantaggio nonostante l’inferiorità numerica.

Inspiegabilmente, a inizio ripresa, quel palazzo è crollato su se stesso nel giro di nemmeno dieci minuti. Al 47’, Garcia e Glik forse si erano messi d’accordo per far pareggiare Honda: il giapponese scappa all’esterno argentino, si trova in posizione regolare perché il centrale polacco si attarda a salire e ha tutto il tempo di scherzare Benussi con un tocco di punta. Pochi giri d’orologio e il presepe vivente Glik dà appoggio in area al dinoccolato Necid - non Ibrahimovic - il quale si aggiusta il pallone e con un diagonale incoccia prima il palo e poi la rete. Il 3-1 è un babà che lo stesso Necid fa passare tra le gambe del povero Benussi, poi fondamentale per evitare la goleada. Raccontiamo uno spezzone del film della partita come manifesto del fatto che il Palermo, senza i titolari, è poca cosa.

Ha ragione Zamparini quando si lamenta dell’inadeguatezza delle cosiddette seconde linee. Ma punti il dito contro se stesso: di sicuro è anche sua, e non soltanto de ‘il fu’ Sabatini, l’idea di comprare esclusivamente giovanissimi. Di sicuro la colpa dell’ottavo ko stagionale non è dei Kasami, dei Rigoni (ragazzi che si faranno) e nemmeno dei mediocri Glik e Garcia: al cospetto di una delle formazioni più forti dell’intera competizione, il Palermo si è presentato con una carta d’identità da asilo nido. Rossi, in estate, masticava amaro quando non gli acquistavano quei due giocatori di esperienza che ha reclamato a lungo. E oggi si trova costretto a mandare i propri cuccioli al macello contro degli orchi. Gira e rigira, la minestra è sempre quella: che senso ha giocare l’Europa League se non si appronta un organico adeguato? Schierare i titolari, in questo difficile momento, non era il caso perché il Palermo deve pensare al campionato dove sta arrancando. E allora? Meglio non scendere in campo e beccarsi uno 0-3 a tavolino piuttosto che fare le vittime sacrificali. Che serva da lezione, per non riempire di crepe il nuovo palazzo in costruzione.